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La Naqba ebraica PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico Pavan   
Martedì 07 Giugno 2011 16:57

Nel 1954-55, gli ebrei del Marocco furono aggrediti da forze pro-nazionaliste a Casablanca, Rabat, Mazagan e Petitjean, con numerosi morti e feriti. In tutto il paese le proprietà degli ebrei furono confiscate, e le scuole ebraiche incendiate. Nei cinque anni che seguirono l’indipendenza di Israele, circa 30.000 ebrei fecero l’aliyà (immigrazione in Israele). Il numero crebbe negli anni successivi.

Come è spesso accaduto nei movimenti di indipendenza anticoloniali, gli ebrei venivano stigmatizzati come nemici delle nascenti fazioni nazionaliste. Nella loro precipitosa partenza dalle loro case la maggior parte degli ebrei maghrebini persero tutto meno i panni che avevano addosso. Era in atto in tutto il Maghreb una specie di esodo complessivo. Presto le vibranti comunità ebraiche del nord Africa si sarebbero ridotte quasi a nulla. Nel 1948 l’Algeria aveva circa 140.000 ebrei: nel 2008 non ce n’erano più. Nel 1948 la Libia aveva più di 35.000 ebrei: oggi non ce ne sono. Nel 1948 la Tunisia aveva ben 105.000 ebrei: oggi ce ne sono meno di 2000. Per quanto riguarda il Marocco, nel 1948 c’erano circa 250.000 ebrei: oggi ce ne sono meno di 6.000.
Insomma sono molto più numerosi gli ebrei cacciati dalle loro terre (il nord africa ma anche la russia e l'est europa) che i palestinesi dalla Palestina (dove per altro molti ancora vivono), e non parliamo di potenziali terroristi che trascorrono la loro vita a pregare in un tempio ma di intellettuali e scienziati ebrei cacciati dopo secoli di pacifica convivenza con le popolazioni musulmane del nord dell'africa.

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Ultimo aggiornamento Domenica 10 Luglio 2011 10:28
 
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