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Osama bin Laden è morto PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico Pavan   
Venerdì 06 Maggio 2011 17:44

Osama Bin Laden è morto. "Giustizia è fatta". Barack Obama si presenta in tv nel cuore della notte per annunciare all'America e al mondo che l'incubo è finito. Dieci anni dopo. Adesso sì che è caduto l'ultimo muro dell'Islam. E che muro. È caduto il tiranno che aveva rapito e dirottato il mondo musulmano intero.

Una storia che arriva da lontano. "Avevo già detto appena diventato presidente al capo della Cia, Leon Panetta, che il nostro compito era quello di prendere Osama Bin Laden: vivo o morto". Osama è morto. È morto perché l'hanno ucciso gli americani. Un colpo alla testa. Un'operazione delle forze speciali. In Pakistan. Un territorio in cui gli Usa non avrebbero - in teoria - potuto agire. Obama lo chiarisce. Dice: ho sempre detto che avremmo colpito ovunque se avessimo avuto le informazioni necessarie per individuare Bin Laden. E poi aggiunge che ha parlato con il presidente pachistano Asif Ali Zardari che ha manifestato il suo "assenso". Dopo però. Questa è un'operazione tutta made in Usa. Gli Stati Uniti sono andati a riprendersi il mostro. E hanno colpito quando hanno deciso. "È un messaggio senza possibilità di errori di interpretazione: l'America colpisce" dice Obama. La gente davanti alla Casa Bianca è in visibilio. Urla, grida, l'inno che rimbalza di voce in voce. È la storia che si fa davanti agli occhi di tutti. E la gente applaude a Barack che si intravede dalla Casa Bianca. È primo maggio in tutto il mondo tranne che in America: qui la festa del lavoro si festeggia a settembre. Ma Barack Obama stravolge la notte di domenica per annunciare al suo popolo la notizia più bella. Bin Laden è morto [Angelo Aquaro]. 

Ma facciamo un passo indietro e riassumiamo la storia del più celebre terrorista e criminale dell'ultimo ventennio. Osama bin Muhammad bin Awa bin Lāden, più noto come Osāma bin Lāden o Bin Lāden (أسامة بن محمد بن عوض بن لادن; Riyad 10/3/1957 - Abbottabad 2/5/2011), che vuol dire «giovane leone», è stato un militante terrorista fondamentalista islamico sunnita, a capo di al-Qaida, la più nota organizzazione terroristica internazionale. Il nome Osāma – traslitterazione fonetica di Usāma (bin Lāden - secondo la pronuncia saudita - o Ibn Lādin, secondo la pronuncia "classica") - è quello maggiormente citato nei rapporti dell'FBI e dai mass media di lingua anglosassone. Altre traslitterazioni meno corrette sono: Ussamah Bin Ladin, Oussama Ben Laden, come pure Binladen. Letteralmente la dicitura "Bin Lāden" non è un cognome ma un semplice nasab che significa "figlio di Lāden", equivalente nella sua realtà fonetica al grafico Ibn Lādin.القاعدة, al-qāida, "la base" o "la fondazione") è il nome di un movimento paramilitare e terroristico, fautore di ideali riconducibili al fondamentalismo islamico e impegnata in modo militante nell'organizzazione e nell'esecuzione di azioni sia nei confronti dei vari regimi islamici filo-occidentali, sia del mondo occidentale.

Le sue guide, Osama bin Laden e Ayman al-Zawahiri sono riconducibili all'attivismo ideologico-politico dello shaykh'Abd Allah Yusuf Azzam. I suoi atti terroristici fanno uso di attacchi suicidi e l'uso simultaneo di esplosivi su differenti obiettivi. Il gruppo di al-Qāida predica e organizza da tempo, in nome del jihad islamico, attacchi terroristici nei confronti di obiettivi occidentali con l'obiettivo di porre fine all'influenza dei paesi occidentali sui paesi mussulmani e con il fine di creare un nuovo califfato islamico. Esso crede inoltre che ci sia un complotto ebraico-cristiano volto a distruggere l'Islam. La sua filosofia di management è stata descritta come "centralizzata nelle decisioni e decentrata nell'esecuzione". Il nome dell'organizzazione deriva dall'arabo qā'ida che significa "fondazione" o "base" e può riferirsi sia ad una base militare sia a un database. L'iniziale al- costituisce l'articolo determinativo. In arabo qaida bayanāt è il database dove la parola bayanāt significa "dati" e la parola qāida significa "base". Bin Laden spiegò l'origine del nome in una registrazione di un'intervista rilasciata Al Jazeera nell'ottobre del 2001: "Il nome di 'al-Qāida' fu stabilito molto tempo fa per caso. Il defunto Abū Ubayda al-Banshirī creò dei campi di addestramento per i nostri mujahedin contro il terrorismo sovietico. Noi solevamo chiamare i campi di addestramento "al-Qāida". Il nome rimase."

Secondo Sad al-Faqīh, esperto saudita di al-Qāida, il nome deriverebbe dal sistema di documentazione in uso nella "guesthouse" della Bayt al-Ansar dal 1980. Secondo un'affermazione rilasciata l'8 luglio 2005 al quotidiano britannico "The Guardian" dell'ex-ministro degli Esteri britannico Robin Cook, al-Qāida sarebbe la traduzione in arabo di "data-base": «Per quanto ne so io, al-Qāida era originariamente il nome di un data-base del governo USA, con i nomi di migliaia di mujahidin arruolati dalla CIAper combattere contro i Sovietici in Afghanistan». Altre fonti affermano che il nome deriva dal centro logistico situato a Peshāwar: in tale luogo venivano registrati i nomi dei volontari arabi che sarebbero stati successivamente mandati a combattere in Afghanistan contro le truppe russe. Il terrorista Jamāl al-Fadl, in un'intervista alla CNS, afferma che al-Qāida nacque circa nel 1989, all'incirca verso la fine della guerra in Afghanistan. Un giornalista, Peter Bergen, conferma che (in origine) al-Qāida era il nome del centro di raccolta guerriglieri di Peshāwar, e successivamente, durante un incontro dei principali leader dell'attuale organizzazione, si decise di mantenere il nome originale. Una curiosità. Tra i numerosi documenti sequestrati all'indomani del blitz nel bunker di Osama, è stato ritrovato un libro di fantascienza, un libro di Isaac Asimov, l'unico tradotto in arabo e appartenente alla fortunata serie che ha titolo "La Fondazione", in arabo "al Qaeda"... che il terrorista bin Laden proprio in queste letture abbia tratto ispirazione?

Nato da Muhammad bin Awad bin Laden (1908-1967) e dalla siriana Hamida al-Attas, sua decima moglie, suo padre, Muhammad, era emigrato dallo Yemen nel 1931, sperando di fare fortuna. E fortuna aveva fatto, cominciando la carriera come facchino dei pellegrini a La Mecca, e finendola come il più grande costruttore del paese. Osama è il diciassettesimo figlio di un padre che ne avrà oltre cinquanta, ma ha così tanti soldi da poterseli permettere. Si racconta che a quindici anni il ragazzo avesse già una scuderia di cavalli per il suo divertimento, e a diciassette era già sposato, con una cugina siriana. Studia economia e ingegneria all’università King Abdul-Aziz di Gedda e sembra destinato alla vita di agio e lusso dei suoi fratelli, ma qualcosa si inceppa nei meccanismi della sua esistenza.
Quando aveva dieci anni suo padre era morto in un incidente aereo, la cui colpa era ricaduta sul pilota americano. Strano rapporto, quello di Osama con Muhammad: da una parte rispettava e adorava il padre, un pio musulmano che si vantava di aver pregato a La Mecca, Medina e Gerusalemme, tutto in un solo giorno; dall’altra se ne sentiva rifiutato perché aveva abbandonato sua madre, una siriana, subito dopo la nascita del futuro capo di al Qaeda.

Durante gli anni dell’università Osama si avvicina all’estremismo islamico e finisce sotto l’influenza di due cattivi maestri, Muhammad Quttub e Abdullah Azzam. Osama fa riferimento alla corrente dell'Islam wahhabita, dal nome dal suo fondatore Muhammad b. Abd al-Wahhab, che predica un ritorno alla religione delle origini con la cancellazione di tutte le innovazioni apportate dallo svolgersi del tempo. Ancora adolescente viene mandato a studiare nell'Università "Re Abd al-Azīz" di Gedda e si laurea in Economia in vista di un suo inserimento professionale nell'azienda paterna (il Saudi Binladin Group), specializzata nell'edilizia e nell'esecuzione di grandi lavori infrastrutturali. Nel 1979 consegue anche un diploma in ingegneria civile, nella stessa Univesità di Gedda. Nel 1971, quando aveva quattordici anni, visita insieme a due fratelli la Oxford University. A diciassette anni sposa una ragazza siriana, la prima delle sue quattro mogli.

Ma la svolta arriva nel 1979. Osama ha 22 anni e l’Unione Sovietica invade l’Afghanistan. Lui si unisce ai mujaheddin che combattono i russi, offrendo soldi e assistenza, organizzando alcuni anni dopo (1984) un nuovo fronte, chiamato Maktab al-Khidamat (MAK), con il compito di convogliare denaro, armi e combattenti per la guerra afgana. L’Arabia Saudita lo usa come tramite e anche gli americani, per via indiretta, lo aiutano a costruire il suo esercito e le sue basi, a partire da quella sulle montagne di Tora Bora.
Quando i sovietici vengono sconfitti bin Laden torna in Arabia, accolto come un eroe, ma il rapporto con la monarchia saudita si incrina presto. Lui l’accusa di essersi prostrata agli americani e l’invasione irachena del Kuwait, nell’agosto del 1990, spezza definitivamente il filo. Osama, che a quel punto aveva già trasformato al Qaeda nella sua rete per tenere uniti i mujaheddin con cui aveva combattuto in Afghanistan, denuncia l’alleanza di Riad con Washington. Si presenta come l’emiro che vuole resuscitare il califfato, per riunire sotto un solo governo islamico tutti i musulmani. Il governo saudita lo confina a Gedda ma lui scappa in Sudan, un paese senza legge dove può costruire la sua base.
Il 29 dicembre del 1992 una bomba esplode in un hotel di Aden, dove avevano alloggiato truppe americane in viaggio verso la Somalia. Al momento dell’attentato i soldati Usa non ci sono più, ma muoiono due turisti austriaci. Gli esperti di intelligence considerano questa la prima operazione di al Qaeda, l’ambizioso inizio di un’escalation. Nel febbraio del 1993 segue il primo attentato contro le Torri Gemelle, poi il massacro di diciotto soldati americani in Somalia. Nel 1994 il governo saudita revoca la cittadinanza a bin Laden e congela i suoi beni, ma questo lo spinge ancora di più sulla via dell’estremismo. Scrive una lettera di fuoco contro re Fahd e nel novembre del 1995 un camion bomba esplode nel centro di addestramento della Guardia nazionale saudita, gestito dagli americani a Riad, uccidendo sette persone. Nel giugno dell’anno dopo, invece, l’attacco alle Khobar Towers, una residenza per i soldati americani a Dhahran, fa diciannove vittime. Il Sudan, sotto pressione degli Stati Uniti e dell’Arabia, espelle Osama.

Lui si rifugia in Afghanistan e stringe un’alleanza con il mullah Omar e i taleban: ad agosto pubblica la sua personale dichiarazione di guerra contro gli americani, che secondo lui occupano «la Terra delle due Sante Moschee», cioè l’ex Arabia. Nel febbraio del 1998, insieme al suo braccio destro egiziamo Ayman al-Zawahiri, emette una fatwa in cui dichiara che attaccare gli americani ovunque nel mondo è «un dovere individuale» di ogni musulmano. Pochi mesi dopo, il 7 agosto, nell’ottavo anniversario dell’invio delle truppe Usa nel Golfo Persico, due bombe esplodono simultaneamente davanti alle ambasciate americane di Nairobi e Dar es Salaam. Muoiono in totale 224 persone e oltre 4.500 restano ferite. Osama diventa il nemico numero uno di Washington e il presidente Clinton reagisce lanciando missili sulle sue basi in Afghanistan e su una fabbrica farmaceutica del Sudan, sospettata di produrre armi chimiche per al Qaeda. E’ l’inizio dello scontro aperto, ma è già troppo tardi. Sebbene sia stato ufficialmente ripudiato dalla sua famiglia, si ritiene che continuasse a ricevere da essa sostentamento finanziario.

Bin Laden sta organizzando da tempo il suo attacco al cuore degli Stati Uniti, un progetto così ambizioso e folle da sembrare impossibile. Nel 2001 l’intelligence americana capisce che si sta preparando a colpire, ma una incredibile serie di errori e coincidenze sfortunate impedisce di scoprire come. L’11 settembre quattro aerei di linea vengono dirottati: due si schiantano contro le Torri Gemelle, uno sul Pentagono, e il quarto, presumibilmente diretto verso la Casa Bianca, precipita sopra un prato della Pennsylvania dopo la rivolta dei passeggeri a bordo. La caccia a bin Laden, già cominciata da anni nel silenzio, diventa la priorità della «Guerra al terrorismo» del presidente Bush. Lui, che prevedeva di finire braccato, aveva vietato ai suoi venticinque o ventisei figli perfino di bere acqua fredda, affinché non si abituassero agli agi che la vita da ricercati avrebbe reso impossibile. Sfugge agli attacchi americani in Afghanistan attraversando le impenetrabili montagne di Tora Bora. Diventa un fantasma, sparisce nel nulla. Tutti dicono che si è rifugiato nelle regioni tribali del Pakistan, dove gode da sempre della protezione della gente, ma nessuno riesce a sapere dove [Paolo Mastrolilli, La Stampa.net]. Il 2 maggio 2011, le forze statunitensi hanno condotto un'azione ad Abbottabad, vicino ad Islamabad, presso il rifugio del leader di Al Qaeda, individuato grazie ad un'operazione di intelligence condotta fin dall'agosto dell'anno precedente e lo hanno ucciso in un conflitto a fuoco. L'azione militare è stata condotta da una unità dei Navy Seal. Nell'azione sarebbero morti altri membri del gruppo di comando di Bin Laden, o della sua famiglia.

La scelta di utilizzare l'azione mirata portata in loco dal commando, in luogo del lancio di una bomba convenzionale aviolanciata e guidata ad altissimo potenziale, sarebbe stata presa per limitare morti e distruzioni, dato che nel fabbricato dove era alloggiato Bin Laden risiedevano almeno 20 persone, fra cui alcune donne e bambini.

La raffica di reazioni internazionali alla notizia dell’uccisione di Osama bin laden da parte delle forze armate americane offre un’ottima opportunità di dimostrare il doppio standard che viene applicato ai danni di Israele da parte di tanti, nel mondo occidentale e altrove. Tutto quello che occorre fare è confrontare le reazioni dei principali organismi e leader del mondo con quelle rilasciate dopo la morte di Ahmed Yassin, il capo e fondatore dell’organizzazione terroristica Hamas ucciso dalle Forze di Difesa israeliane nel 2004. Yassin era il diretto responsabile di un grande numero di micidiali attentati contro civili israeliani, comprese molte stragi suicide.
Lunedì scorso il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha detto ai giornalisti che "la morte di Osama bin Laden, annunciata domenica sera dal presidente Barack Obama, costituisce un punto di svolta nella nostra comune battaglia globale contro il terrorismo". Eppure, dopo l’uccisione di Yassin, l’allora segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, aveva dichiarato: "Condanno fermamente l’assassinio mirato dello sceicco Yassin e degli altri che sono morti con lui. Tali azioni non solo sono contrarie al diritto internazionale, ma non contribuiscono in nulla alla ricerca di una soluzione pacifica". La Commissione Onu per i Diritti Umani (oggi sostituita dal Consiglio Onu per i Diritti Umani) condannava "la tragica morte dello sceicco Ahmed Yassin in violazione della IV Convenzione dell’Aja del 1907". E al Consiglio di Sicurezza, gli Stati Uniti dovevano ricorre al diritto di veto per impedire una condanna di Israele.
Dopo l’uccisione di bin Laden, i leader del Consiglio d’Europa European Council e della Commissione Europea hanno affermato che la sua morte ha reso il mondo un posto più sicuro, dimostrando che gli attentati terroristici non rimangono impunti. Invece, dopo l’uccisione di Yassin, l’allora rappresentante della politica estera della UE, Javier Solana, aveva detto: "Questo genere di azioni non contribuisce per nulla a creare le condizioni per la pace. È una notizia molto, molto brutta per il processo di pace. La politica dell’Unione Europea ha sempre coerentemente condannato le uccisioni extra-giudiziali".
Il primo ministro britannico David Cameron si è congratulato col presidente Obama per il successo dnell’uccisione di bin Laden. Secondo Cameron, si tratta di un enorme passo avanti nella lotta conto il terrorismo estremista. Anche l’ex primo ministro Tony Blair (oggi inviato del Quartetto per il Medio Oriente) ha accolto con favore la morte di bin Laden. Viceversa, l’uccisione di Yassin era stata definita "inaccettabile" e "ingiustificata" dall’allora ministro degli esteri britannico Jack Straw. Il portavoce ufficiale dell’allora primo ministro Tony Blair aveva condannato la "illegale aggressione"e aveva aggiunto: "Abbiamo ripetutamente messo in chiaro la nostra opposizione al ricorso da parte di Israele a uccisioni e omicidi mirati".
Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha salutato l’uccisione di bin Laden come un colpo ben assestato nella lotta contro il terrorismo. Ha telefonato al presidente Obama per elogiare la determinazione e il coraggio del presidente Usa e di tutti coloro che hanno dato la caccia al capo di al-Qaeda per dieci anni. Sarkozy ha aggiunto d’aver concordato con Obama sulla necessità di continuare la giusta e indispensabile lotta contro la barbarie del terrorismo e contro coloro che lo sostengono. Eppure, dopo la morte di Yassin, un portavoce del ministero degli esteri francese, Herve Ladsous, aveva detto: "La Francia condanna l’azione intrapresa contro lo sceicco Yassin, esattamente come ha sempre condannato il principio di qualunque esecuzione extra-giudiziale in quanto contrario al diritto internazionale". L’allora ministro degli esteri francese, Dominique de Villepin, aveva dichiarato che "tali atti possono solo alimentare la spirale della violenza".
Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha detto ad una recente conferenza stampa: "Sono lieta che l’uccisione di bin Laden sia pienamente riuscita", e l’ha definita "una buona notizia". Ma l’allora ministro degli esteri tedesco, Joschka Fischer, dopo l’uccisione di Yasin aveva detto che il governo tedesco era "profondamente turbato per tale sviluppo".
La Russia ha diffuso una dichiarazione riguardo a bin Laden nella quale si afferma che la punizione arriva inevitabilmente a colpire tutti i terroristi, e che la Russia è pronta a "rafforzare" il coordinamento nella lotta internazionale contro il terrorismo globale. Dopo l’uccisione di Yassin, un portavoce del ministero degli esteri russo aveva detto che Mosca era profondamente preoccupata per la situazione.
Il presidente turco Abdullah Gul ha dichiarato che l’uccisione di bin Laden è un chiaro messaggio per le organizzazioni terroristiche in tutto il mondo. Ma il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan aveva definito l’uccisione di Yassin "un atto terroristico" e "un assassinio disumano". [Da un articolo di Manfred Gerstenfeld].
Quasi dieci anni dopo l’11 settembre – il più micidiale attacco terroristico mai perpetrato su suolo americano – il capo dell’organizzazione responsabile di quella morte e devastazione non c’è più. Nonostante la tarda ora in cui l’annuncio è stato fatto, domenica, dal presidente americano Barack Obama, migliaia di americani esultanti hanno spontaneamente invaso Times Square, a New York, e si sono raccolti davanti alla Casa Bianca, a Washington, scandendo "U-S-A" fino al mattino.
Anche a livello internazionale, innumerevoli le reazioni entusiaste. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha detto a Obama: "Osama bin Laden era responsabile della morte di migliaia di persone innocenti; questa notte hanno vinto le forze della pace". Poi, come tanti altri, ha avvertito: "Il terrorismo internazionale non è ancora sconfitto. Dovremo rimanere vigili". Il primo ministro britannico David Cameron ha dichiarato che la morte di Osama bin Laden "porterà grande sollievo" in tutto il mondo. Persino il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha reagito positivamente. "Liberarsi di bin Laden – ha detto il suo portavoce Ghassan Khatib – è cosa buona per la causa della pace in tutto il mondo, ma ciò che conta è che siano superati i discorsi e i metodi violenti creati e incoraggiati da bin Laden e da altri nel mondo".
Inspiegabilmente, però, mentre alla maggior parte della gente appare del tutto chiaro che è giusto rallegrarsi per la fine di un cervello del terrorismo, lo stesso buon senso non viene generalmente applicato all’ascesa di un’altra forza terroristica: Hamas. Anzi, alcuni degli stessi leader ed opinionisti che si sono precipitati ad acclamare l’uccisione di bin Laden sono gli stessi che assecondano Abu Mazen nel momento in cui si appresta a sottoscrivere un accordo di "riconciliazione" con un’organizzazione terrorista islamista che condivide – per sua esplicita dichiarazione – gran parte degli obiettivi, delle radici ideologiche e dei metodi di Osama bin Laden, e che ha fatto a gara con lui nel massacrare indiscriminatamente civili innocenti.
Assai significativamente, per Ismail Haniyeh, capo del regime di Hamas sulla striscia di Gaza, l’eliminazione di Osama bin Laden è motivo di lutto e di protesta. Per Haniyeh e gli altri capi di Hamas, Osama bin Laden è un martire, e coloro che l’hanno ucciso sono dei criminali. E il "primo ministro" di Hamas a Gaza non ha nessuno scrupolo a dirlo apertamente. "Noi condanniamo l’assassinio di bin Laden, l’uccisione di un santo combattente arabo – ha dichiarato lunedì in conferenza stampa – Noi la consideriamo una continuazione della politica americana basata sull’oppressione e sullo spargimento di sangue arabo e musulmano".
A parte alcune differenze circa la campagna di jihad globale di al-Qaeda rispetto alle più localizzate attività di Hamas puntate primariamente contro obiettivi israeliani, le due organizzazioni terroristiche islamiste – quella globale e quella palestinese – condividono pienamente l’ideologia di violenza indiscriminata e di morte in nome di una perversa interpretazione della volontà divina. Sia al-Qaeda, di Osama bin Laden, sia Hamas, emanazione della Fratellanza Musulmana, sono state profondamente influenzate dal teologo estremista egiziano Sayyid Qutb. Entrambe professano il credo della necessità di una jihad violenta per correggere supposte ingiustizie perpetrate in Medio Oriente contro i musulmani: in particolare dagli Stati Uniti e da Israele, ma anche da altri stati non musulmani e in generale dai "crociati dell’occidente". Entrambe proclamano che i civili, comprese donne e bambini, sono bersagli legittimi. Entrambe sono intrinsecamente antisemite e strepitano continuamente contro presunte cospirazioni ebraiche ai danni del mondo intero. Eppure, mentre la comunità internazionale ha da tempo interiorizzato il concetto che un mondo senza al-Qaeda e senza bin Laden è senz’altro un posto migliore in cui vivere, il potenziale ritorno di Hamas come dirigenza politica predominante del popolo palestinese, non più soltanto nella striscia di Gaza ma anche in Cisgiordania, viene guardato nel migliore dei casi con grande serenità.
La miserabile, ma prevedibile, reazione di Hamas alla notizia della morte di Osama bin Laden non fa che ricordare a tutti i paesi che amano la libertà e condannano il terrorismo che il caporione del terrorismo globale e quelli del movimento terrorista palestinese appartengono alla stessa categoria.
È tragicamente paradossale che, mentre milioni di persone nei paesi di tutto il mondo celebrano spontaneamente la morte di uno dei peggiori cervelli della storia del terrorismo, ad un’altra velenosa rete terroristica viene accordata sempre più legittimità, e proprio da alcuni di quegli stessi paesi [Da un editoriale del Jerusalem Post].
E nonostante le voci dell'ignoranza, quelle sempre pronte a vedere il complotto dietro ogni angolo, le stesse che dicono che ci sia l'America dietro la tragedia delle Torri Gemelle o la truffa fantapolitica dietro lo sbarco sulla Luna, ebbene un comunicato di al-Qaeda diffuso da siti web vicini alla rete terroristica conferma la morte di Osama bin Laden per la prima volta dal blitz delle forze speciali di domenica scorsa in Pakistan durante il quale e' stato ucciso lo sceicco del terrore. Nel testo si afferma l'intenzione di proseguire negli attentanti contro gli Stati Uniti. ''Sottolineiamo che il sangue dello sceicco santo guerriero Osama bin Laden, Dio lo benedica, e' prezioso per noi e per tutti i musulmani e non sara' sprecato invano''. ''Noi resteremo, Dio volendo, una maledizione per gli americani e per i loro agenti, li seguiremo dentro e fuori i loro Paesi'', prosegue il comunicato. ''Presto, Dio volendo, la loro felicita' si tramutera' in tristezza - si legge nel comunicato - Il loro sangue sara' mescolato alle loro lacrime''.

Nel comunicato, intitolato 'Hai vissuto come un uomo buono, sei morto come un martire' e firmato dalla 'Direzione generale di al-Qaeda', si annuncia inoltre la diffusione a breve di un audiomessaggio di Bin Laden, registrato una settimana prima del blitz dei Navy Seal in cui lo sceicco del terrore è stato ucciso. Nell'intervento registrato di Bin Laden ci sarebbero ''congratulazioni'', ma anche ''consigli' e ''indicazioni alla nazione islamica'' che vive la ''propria gioia per la rivolta contro le ingiustizie e gli ingiusti''. ''Lo sceicco si e' rifiutato di lasciare questo mondo prima di condividere con la nazione islamica la gioia suscitata dalle rivolte nel mondo arabo di fronte all'ingiustizia e agli ingiusti'', recita il testo. Bin Laden ''ha registrato per questo il messaggio audio una settimana prima della sua morte, esprimendo congratulazioni e dando consigli, e noi lo diffonderemo presto''.

''Gli americani con i propri media, immagini di guerra, intelligence e apparati non uccideranno tutto quello per cui ha vissuto lo sceicco Osama". I terroristi islamici sottolineano che Bin Laden "non ha creato un'organizzazione che possa morire dopo il suo decesso. L'organizzazione che ha creato Osama e' in grado di far nascere altri uomini ed eroi del suo calibro''. Il messaggio si congratula quindi con ''la Nazione dell'Islam per il martirio del proprio figlio Osama dopo una vita piena di sforzi, determinazione e jihad''. ''E' finita la vita dello sceicco del jihad in questa epoca, ma rimangono il suo sangue, le sue parole e le sue posizioni - si legge nel messaggio - come linfa vitale che scorre nelle vene delle generazioni islamiche. Queste generazioni hanno capito che la leadership non e' un titolo che viene acquisito e i principi non sono parole dette e messe in bocca''.

Al-Qaeda chiede poi che i corpi delle vittime del blitz di domenica vengano riconsegnati ai familiari. ''Gli americani non devono profanare il corpo di Osama bin Laden e i suoi familiari non devono subire trattamenti inadeguati'', si legge nel testo di 11 paragrafi, datato 3 maggio, che presumibilmente e' stato quindi scritto prima dell'annuncio della sepoltura in mare del corpo dello sceicco del terrore.

Rivolgendosi agli Stati Uniti, il comunicato afferma che gli americani ''non vivranno mai in sicurezza fino a quando il nostro popolo in Palestina non avra''' la sicurezza. ''I soldati dell'Islam, gruppi e individui, continueranno ad agire senza stanchezza o noia, senza disperazione o resa, senza debolezza o stagnazione''.

Al-Qaeda infine invita la popolazione del Pakistan, dove e' stato ucciso Bin Laden, a ''rivoltarsi'' contro i leader del Paese. ''Invitiamo la nostra gente musulmana del Pakistan a sollevarsi e rivoltarsi per eliminare questa macchia di vergogna con cui e' stata sporcata da una cricca di traditori e ladri''. La rete terroristica esorta i pakistani alla rivolta per ''pulire il loro Paese dalla sporcizia portata dagli americani che vi hanno diffuso la corruzione''.

Proprio in Pakistan oggi i partiti islamici, tra cui Jamaat-e-Islami, hanno organizzato manifestazioni contro gli Usa. A Karachi si sono sentiti alcuni spari di arma da fuoco che hanno messo in fuga i manifestanti. Non e' chiaro, al momento, se ci siano vittime.

Nella città di Abbottabad, dove era nascosto Bin Laden, oggi sono state arrestate 40 persone per presunti legami con Al Qaeda.

Proteste anche in Indonesia, dove decine di cittadini sono scesi in piazza per manifestare la loro disponibilita' a sacrificarsi per vendicare la morte di Bin Laden. Un segnale dell'alta popolarita' di cui godeva il leader terrorista nel Paese, dove e' attiva al-Qaeda Solo, che ha promesso attacchi contro gli Stati Uniti. ''Un centinaio di giovani da Solo sono pronti a morire per vendicare la morte di Osama", ha dichiarato Choirul, imam di al Qaida Solo e membro del Fronte islamico di difesa che ha una storia di attentati compiuti contro bar, nightclub e gli uffici della rivista Playboy in Indonesia. ''La sua lotta non avra' fine'', ha detto Choirul davanti a un'assemblea di una sessantina di uomini vestiti con abiti bianchi musulmani e con il volto coperto [Adnkronos/Aki/Ign].

Il colpo accusato dalla rete terroristica di bin Laden è stato durissimo come è certo che l'intervento militare USA e lo sforzo della sua intelligence non diminuirà, anzi, probabilmente si fermerà solo quando tutta l'rganizzazione verrà smantellata, o distrutta. Apriamo una parentesi sulla natura di questo movimento islamico violento e anti occidentale. Al-Qāida (

Secondo l'Fbi e il dipartimento per la Sicurezza interna, a febbraio 2010 al-Qaeda valutava un'operazione contro i convogli ferroviari degli Stati Uniti nel decimo anniversario dell'11 settembre. E' quanto riportano i media Usa, relativamente alle prime rivelazioni sui file trovati nei computer sequestrati durante il blitz ad Abbottabad. Funzionari di intelligence confermano le indiscrezioni emerse ieri: il piano, che doveva essere attuato nel decimo anniversario degli attacchi alle Torri Gemelle, è stato preso in considerazione a febbraio 2010 ma non ci sono prove del fatto che i terroristi siano andati oltre la fase iniziale.

L'intelligence da tempo sapeva che Al Qaeda puntava a compiere attacchi terroristici contro i treni o le stazioni della metropolitana negli Stati Uniti. Per precauzione, il Dipartimento per la sicurezza del territorio nazionale ha diffuso un allarme mettendo a conoscenza le agenzie federali, statali e locali delle prove circa un possibile attentato. "Una delle opzioni considerate - si legge nel messaggio - era quella del deragliamento di un treno in modo da farlo precipitare nella sua corsa durante il passaggio su un ponte o viadotto".

Per quanto riguarda il blitz dei Navy Seals in Pakistan, invece, gli agenti della Cia appostati da mesi in un covo ad Abbottabad per sorvegliare il compound dove si nascondeva Osama bin Laden non sono riusciti a scattare nemmeno una fotografia, né a registrare la sua voce prima del raid che ha portato alla sua uccisione. Questo malgrado gli sforzi di raccolta dati e la sorveglianza messa in atto. Infatti, spiegano funzionari di intelligence citati dal 'Washington Post', lo sceicco del terrore adottava ogni tipo di precauzione per evitare di essere individuato. Secondo i funzionari, inoltre, la base è stata usata per operazioni di raccolta di dati di intelligence e operazioni in cui si è fatto affidamento tra gli altri anche ad informatori pachistani.

Anche la caccia al numero due Ayman Al-Zawahiri è entrata in una nuova fase, più attiva, dopo il blitz nel covo di Osama. "Gli indizi raccolti durante il raid daranno frutti nella lotta globale al terrorismo nei mesi a venire" ha dichiarato il deputato repubblicano del Michigan, Mike Rogers, a capo della Commissione intelligence della Camera, citato dal 'Washington Post'. E sulla caccia ad Al Zawahiri: "Abbiamo molte informazioni su di lui. Non posso dire che sia imminente, ma credo che ci stiamo avvicinando" [Adnkronos/Ign].

Insomma la guerra continua. E chissà quante altre eroiche azioni dovranno compiere uomini e donne dei paesi democratici occidentali per assicurare un futuro libero a chi legge. E a chi scrive.

 

Approfondimenti :

http://www.israele.net/articolo,3127.htm

http://www.israele.net/articolo,3126.htm

http://info.jpost.com/C002/Supplements/CasualtiesOfWar/

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Al-Qaeda-Bin-Laden-e-morto-Maledetti-Usa-lo-vendicheremo_311983549508.html

http://www.adnkronos.com/IGN/Mediacenter/Video_News/Bin-Laden-ucciso-vicino-Islamabad-lo-sceicco-del-terrore_311966387416.html

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/La-Cia-spiava-da-mesi-Osama-bin-Laden-Nei-pc-sequestrati-piani-per-un-nuovo-119_311982600349.html

http://www.adnkronos.com/IGN/Altro/?id=3.1.1967391937

http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/400368/?gclid=CJLYrKbQ06gCFUsI3wodWgoLBQ

http://it.wikipedia.org/wiki/Mohammed_bin_Laden

http://it.wikipedia.org/wiki/Saudi_Binladin_Group

http://www.sbgpbad.ae/

http://it.wikipedia.org/wiki/Wahhabismo

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Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Maggio 2011 09:44
 
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