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Visto che i teppisti serbi a Marassi sembrano grandi fan delle Tigri di Arkan, pubblichiamo un articolo molto utile su loro fondatore, che anche da morto rimane un pericolo per la democrazia in Europa...
Željko Ražnatović - (cirillico: Жељко Ражнатовић)- meglio conosciuto come Arkan (Аркан) nasce a Brežice, in Slovenia, il 17 aprile 1952, da genitori serbi: quarto figlio di Veljko, colonnello dell'Armata Popolare Jugoslava e di Slavka, trascorse la propria giovinezza a Zagabria e Pancevo. Cresce con le tre sorelle maggiori tra Brezica, Zagabria ed infine Belgrado. A nove anni fugge di casa per la prima volta; a meno di diciotto viene arrestato per la rapina in un bar di Zagabria e conosce il primo di una lunga serie di penitenziari (nel 1969 venne condannato a tre anni di reclusione in un penitenziario giovanile). Diplomatosi alla High Hotel and Restaurant Management School di Belgrado. Ammesso alla scuola navale a Kotor, ben presto abbandono' lo studio e raggiunse Trieste come clandestino.
Esistono diverse versioni sull'origine del soprannome Arkan: una prima versione deriva dal nome presente su un falso passaporto turco usato da Arkan. Secondo Marko Lopušina, nel suo libro 'Commander Arkan', Raznatovic assunse questo nome quando aveva circa vent'anni riprendendolo da una tigre di uno dei suoi fumetti preferiti. L'ultima versione nasce invece dal latino arcanus.
Negli anni Settanta si aggira per l'Europa, svolgendo attività spionistica per conto dell'UDBA, la polizia segreta jugoslava, anche compiendo missioni contro emigrati poco graditi al partito. In cambio i servizi gli offrono protezione, armi e documenti falsi, tutti mezzi che Arkan sfrutta per la sua carriera di insaziabile rapinatore che si apre il 1º febbraio 1974 con una rapina in un ristorante milanese, e poi una lunga serie di rapine a mano armata in Svezia, Belgio e Paesi Bassi. Il 18 dicembre 1975 viene condannato da un tribunale belga a 10 anni di reclusione per rapina a mano armata, sconta appena 4 anni e riesce a fuggire dal carcere di Bejlmer (Amsterdam) il 4 luglio 1979. Nel 1979 viene arrestato dalla polizia olandese ed accusato di 3 rapine, per cui viene condannato a 7 anni di reclusione: incarcerato, evade dalla prigione di Amsterdam il 7 maggio 1981. Qualche anno dopo viene arrestato dalla polizia tedesca nel corso di una rapina a Francoforte: ferito durante l'arresto, viene ricoverato nell'ospedale della prigione, dal quale presto fugge.
Durante una rapina a una banca di Stoccolma viene arrestato il suo complice Carlo Fabiani, che oggi si fa chiamare Giovanni Di Stefano ed era uno dei più stretti collaboratori di Arkan. Parlava molte lingue, tra le quali un ottimo italiano, praticato anche nel carcere milanese di San Vittore, dove era stato rinchiuso perché accusato di una serie di rapine negli anni Settanta, e nel quale era stato anche uno dei protagonisti di una rivolta.
Tornato in Jugoslavia diventa capo della sicurezza della discoteca "Amadeus" e presidente del fan club della "Crvena Zvezda" ovvero la "Stella Rossa Belgrado". Cambia il nome del gruppo ultras, che passa da "Cigani" (zingari) a "Delije" (i nostri Fighters) e viene fortemente politicizzato a sostegno del regime: in segno di gratitudine per la "riunione" dei fans della squadra, il Club regala a Zeljco una pasticceria nei pressi dello stadio.
Nel frattempo uccide il direttore dell’Azienda Elettrica INA Stjepan Djurecovic, la compagnia petrolifera statale Croata. A fine novembre 1990 è arrestato a Dvor/Una dalla polizia croata per traffico d’armi. Viene rilasciato nel marzo del 1991.
Mentre il governo prepara la guerra in Croazia, Arkan gestisce il Centro per la Formazione Militare del Ministero per gli Affari Interni serbo e recluta tra gli ultrà della Stella Rossa un'unità di volontari forte di circa 3000 uomini, che l'11 ottobre 1990, nel monastero Pokajnica a Velica Plana, giureranno come Guardie Volontarie Serbe o SDG (serbo: Српска добровољачка гарда/Srpska dobrovoljačka garda), conosciute in seguito come Tigri di Arkan e che opereranno lungo la frontiera serbocroata. Si dice che il nome 'Tigri' (serbo: Арканови Тигрови, Arkanovi Tigrovi) sia stato voluto da Arkan quando questi entrò in possesso di un piccolo tigrotto che sosteneva aver rubato dallo zoo di Zagabria anche se più probabilmente proveniva dallo zoo di Belgrado.
La mattina del 29 novembre 1990, Arkan ed un gruppo di seguaci venne arrestato vicino Zagabria, pesantemente armati ed accusati di progettare l'omicidio del neoeletto presidente croato Franjo Tudjman: Arkan venne condannato a 20 mesi di reclusione con l'accusa di "preparazione e partecipazione alla ribellione armata contro lo Stato e la sovranita' croata", per essere poi rilasciato dopo 196 giorni di prigionia per ragioni ancora oggi sconosciute.
La lista dei crimini commessi dall’unità "Tigre" è, anche riassumendola, spaventosamente lunga: l’unità “Tigre” era solita attaccare con l’artiglieria un paese, di norma musulmano o croato, quindi vi entrava installandovi il terrore, uccidendo arbitrariamente civili, commettendo stupri, saccheggiando e distruggendo proprietà private e monumenti, installando campi di concentramento. Secondo un documento interno dell’esercito Popolare Jugoslavo, il motivo principale per la lotta di Arkan non era tanto la lotta al nemico, quanto l’appropriazione di proprietà private e la tortura dei cittadini. Il 4 aprile 1992 l’unità “Tigre” uccise 17 persone a Bijeljina, lanciando dapprima una bomba nel Caffè Istanbul e poi un’altra nel negozio del macellaio del paese. Nei giorni seguenti le “Tigri” furono responsabili di 400 omicidi. Immediatamente dopo il bagno di sangue, l’attuale presidentessa della zona controllata dalla Serbia Biljana Plavsic si recò a Bijeljina per baciare Arkan davanti alle telecamere. L’unità paramilitare di Arkan operava allora nel quadro della 6ª Brigata del Corpo d’Armata (JNA).
Il 2 maggio 1992 a Brcko le truppe di Arkan uccidono 600 persone negli insediamenti bosniaco-musulmani di Kolobara, Mujkici e Merajele. Gli uomini di Arkan mettono in piedi il campo di concentramento “Luka-Brcko” per Bosniaci musulmani e Croati. Il direttore del campo di concentramento è un uomo di Arkan. Davanti alla moschea di Glogova vengono uccisi 40 uomini.
Il 24 maggio 1992 le "Tigri" di Arkan massacrarono a Prijedor e nei vicini paesi Hambarine, Kozarac, Tokovi, Rakovcani, Cele e Rizvanovici più di 20.000 persone. Il 20 giugno 1992 eseguirono una pulizia etnica a Sanski Most, massacrando nel vicino paese di Krasulja 900 persone (la fossa comune fu aperta nel 1997) e altre 180 persone, in primo luogo donne e bambini (anche questa fossa comune è stata scoperta nel 1997).
Tra il febbraio ed il marzo del 1993 Arkan e le sue truppe parteciparono al massacro di Cerska, in cui morirono 700 persone. A Visegrad le truppe di Arkan parteciparono ai crimini contro i musulmani. Nella città che forní al premio Nobel Ivo Andric lo sfondo per il suo romanzo Il ponte sulla Drina, centinaia di musulmani furono uccisi, buttati dal ponte Drina o, come accadde ad una settantina di uomini, bruciati vivi.
L’11 giugno 1995 e nei giorni seguenti Arkan e le sue truppe aiutarono Ratko Mladic ad eseguire le esecuzioni di massa a Srebrenica. Nel 1996 Arkan partecipò con il partito dell’Unità Serba, da lui fondato, alle elezioni in Bosnia, ottenendo un finanziamento di 225.000 dollari dall’OSCE.
Incriminato come criminale di guerra e ricercato dal Tribunale dell'Aja per le atrocità commesse le guerre in Croazia ed in Bosnia Erzegovina venne assassinato alle 17:05 del 15 gennaio del 2000: la "Tigre" si trovava nella hall dell'Hotel Intercontinental di Belgrado, dove era seduto e chiacchierava con due suoi amici; Dobrosav Gavrić, un poliziotto 23enne in congedo, si avvicinò a lui con fare calmo e da dietro lo colpì facendo esplodere numerosi proiettili dalla sua CZ-99. Caduto in coma, fu trasportato in ospedale dall'amico Zvonko Mateović ma perì durante il tragitto. La furia del suo sicario fu talmente energica che anche due collaboratori di Arkan, Milenko Mandić e Dragan Garić, rimasero uccisi. Si salvò invece Zvonko Mateović, guardia del corpo di Arkan, che anzì colpì Gavrić ferendolo irrimediabilmente alla spina dorsale.
Quando si diffuse la notizia della sua morte, alcuni dei suoi uomini diedero vita a numerose spedizioni punitive contro presunti complici del suo assassinio. Durante il suo funerale, a cui assistettero circa 20.000 persone, i membri della sua milizia gli tributarono onori militari. La cerimonia fu eseguita secondo il rituale della sua Chiesa ortodossa serba e la salma sepolta nel cimitero Novo Groblje (Cimitero Nuovo) a Belgrado. Fece molta polemica, in Italia, l'esposizione dello striscione "onore alla tigre Arkan" da parte di alcuni gruppi di estrema destra della Curva Nord della Lazio. Secondo alcuni tale striscione fu commissionato da Siniša Mihajlovic, amico della "Tigre".
La fortuna di Arkan viene principalmente dalla guerra: gli innumerevoli saccheggi, il contrabbando di armi, benzina, sigarette e il traffico della macchine rubate. In particolar modo, Arkan si è arricchito grazie al saccheggio sistematico delle case di amici e parenti di lavoratori emigrati ed ex-emigrati, dove trovava i risparmi inviati alla famiglia, la quale, non fidandosi del sistema bancario dell’ex Jugoslavia comunista e per paura dell’inflazione galoppante, nascondeva la valuta in casa.
Arkan aveva uno stile di vita lussuoso che amava ostentare nella sua vita belgradese; si occupò anche di calcio e nel 1998 la squadra di cui era presidente, il FK Obilic di Belgrado, vinse il campionato nazionale e quindi partecipò alla Champions League. Dopo vari attacchi subiti da Arkan sulla stampa italiana, passa la presidenza della squadra a sua moglie, la cantante folk Svetlana Ceca (di 21 anni più giovane di lui), mantenendone però la proprietà. Secondo il giornalista Alberto Nerazzini (Diario, edizione del 20-26.05.1998) il manager delle partite del FK Obilic è Carlo Fabiani, ora Di Stefano, ex complice di Arkan nelle rapine in Svezia. Di Stefano gestisce anche l’ufficio italiano di Zeljko Raznjatovic.
I famosi calciatori Dejan Savićević e Siniša Mihajlović di certo ricorderanno quella giornata del dicembre 1991 quando, reduci dalla vittoria nella Coppa Intercontinentale a Tokyo, ad accogliere i giocatori della Stella Rossa, la loro squadra di allora, all'aeroporto di Belgrado trovano l' "amico" Raznatovic. E da qualche parte, forse, conserveranno ancora il curioso dono, una zolla di terra della Slavonia a testa, ricevuto dalle mani di Arkan con la promessa di liberarla tutta.
Le "Tigri" rimasero in attività fino all'ultimo giorno di guerra in Bosnia, distinguendosi per le efferatezze gratuite e coordinando le ondate di pulizia etnica a Banja Luka, Sanski Most e Prijedor.
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