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Cenni di medicina legale: traumi e lesioni da arma bianca e da fuoco PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico Pavan   
Lunedì 14 Giugno 2010 09:50

 

In un'epoca in cui in televisione impazzano i serial americani dove si vedono squadre dell'FBI all'opera con analisi medico-scientifiche complesse al limite del fantascientifico, non si può non ammettere che la morte susciti in noi non solo un senso di repulsione, ma anzi di grande fascino e curiosità. E in questo tutto sommato non ci vedo nulla di male dal momento che essa è parte inevitabile della nostra stessa esistenza. In termini di sicurezza, vale la pena fare dei cenni sul tipo di lesioni che una vittima può riportare e conservare post mortem, elementi utili per chi indaga, elementi utili anche per chi si occupa di security a tutti i livelli, almeno come approccio generale alla materia in questione, riservando a letture ben più specializzate l'approfondimento dei singoli capitoli.

 

Mi sono voluto soffermare soprattutto sulle lesioni da arma bianca e da arma da fuoco, eventi pressochè comuni nella nostra società e di cui sentiamo parlare spesso i telegiornali ed i giornali. Infine per curiosità di chi legge ho voluto inserire un paragrafo inerente lo stato di decomposizione di un cadavere, per completezza.

Lesioni di tipo contusivo : distinguiamo tra lesioni dette ecchimosi, escoriazioni, lacerazioni e fratture, tutte ugualmente causate dal contatto del corpo con una superficie piana e/o ottusa. Le ecchimosi si manifestano con una tipica colorazione della cute legata alla rottura dei vasi sottocutanei con susseguente infiltrazione dei tessuti; il colore varia a seconda del tempo trascorso dopo il verificarsi dell'evento lesivo e va dal blu (recente), al verde, marrone e giallo (vecchio). Tali lesioni si verificano tendenzialmente per compressione violenta (es un pugno o un calcio), per suzione (es un succhiotto) o per strappo (es un pizzicotto), e variano nelle dimensioni a seconda di quelle dell'oggetto contundente, lasciando spesso traccia della forma di quest'ultimo. Le escoriazioni implicano altresì una perdita di sostanza cutanea dovuta alla frizione di una superficie ottusa. Nel caso di escoriazioni superficiali, a linee parallele, possono essere conseguenza di graffi; nel caso di vaste lesioni sul dorso o sui glutei si può pensare ad un trascinamento. Anche le escoriazioni come le ecchimosi possono riflettere la forma dell'oggetto contundente, fornendo indizi al patologo forense per stabilire l'oggetto che ha provocato un decesso. Le lacerazioni comportano l'apertura in continuo della cute a margini irregolari e spesso si associano alle precedenti lesioni; a volte però esternamente non sono visibili lesioni contusive, cosa che non esclude affatto la presenza di lacerazioni interne associate ad organi quali milza o fegato, con conseguenti emorragie interne.

Lesioni da arma bianca : le armi bianche possono essere distinte in armi da punta, da taglio, da punta e taglio e da fendente; le lesioni più frequentemente associate alle armi bianche sono quelle derivate da armi da punta e taglio, di solito più profonde che larghe. Le lesioni da arma bianca possono presentare estremità acute od ottuse, a seconda del tipo di arma utilizzata: una lama monotaglio creerà un angolo ottuso ed uno acuto, una lama doppiotaglio creerà due angoli acuti. Inoltre il tipo di filo della lama, seghettato o liscio, conferirà alla lesione un aspetto più o meno irregolare. Altresì non necessariamente la lunghezza della lesione è direttamente proporzionale alla dimensione dell'arma che ha inferto il colpo. Talvolta la posizione della ferita può fornire informazioni sulla modalità del decesso: le cosiddette lesioni da difesa sono spesso rinvenibili sulla superficie dei palmi e sulle dita o sulla superficie dorsale degli avambracci, lesioni che la vittima si procura nel disperato tentativo di proteggersi o di afferrare la lama. Vi sono poi lesioni procurate da armi bianche particolari, quali punteruoli, cacciaviti a stella, forbici, ecc, che conferiscono alle ferite delle lacerazioni tipiche ad esempio a coda di rondine per le forbici o a X per il suddetto cacciavite.

Asfissie meccaniche : le principali consistono nell'impiccagione, nello strangolamento, lo strozzamento, il soffocamento e l'annegamento. L'impiccagione spesso è da associarsi al suicidio, anche se a volte l'omicida crea una messinscena per mascherare un'altra causa di morte, sospendendo il cadavere per simulare un suicidio. Altresì lo strangolamento (costrizione delle vie aeree mediante cingolo) consiste sia in una modalità omicidiaria che suicidiaria, mentre lo strozzamento (costrizione manuale del collo) è esclusivamente omicidiaria. Tutte e tre queste asfissie meccaniche comportano comunque una occlusione dei vasi ma non sempre quella delle alte vie aeree o della trachea; la congestione sanguigna che ne deriva in questi casi provoca piccoli travasi emorragici alla cute del volto ed alle congiuntive e può portare ad una tipica colorazione rosea dei denti. Molti i segni tipici di questo tipo di asfissie. Nello strangolamento e nell'impiccagione si nota sempre il segno lasciato dal laccio, nello strozzamento vi sono ecchimosi dovute alla pressione delle dita che l'omicida ha esercitato sul collo della vittima e delle lacerazioni delle unghie stesse. Più rari e meno evidenti sono i segni lasciati sul cadavere nel caso di soffocamento, ovvero di occlusione della bocca mediante un cuscino o la mano. Nel caso particolare dell'annegamento subito evidente è l'aspetto dei polmoni (iperespansi per effetto di enfisemi acuti da rottura dei seni interalveolari), oltre al rinvenimento di alghe in altri organi del corpo. Nel nostro paese non è poi così improbabile riferirsi a cadaveri immersi in acqua, cosa che complica non poco le indagini in quanto i corpi si spostano a seguito delle correnti e si lacerano raschiando il fondo. Inoltre i grassi corporei si trasformano chimicamente divenendo adipocere, un sapone di calcio insolubile, bianco e molto duro. In genere molti corpi rimasti in acqua conservano bene la parte alta mentre scheletrizzano le parti distali degli arti e la testa.

Carbonizzazione : nei casi di incendio, generalmente la vittima muore prima di venire arsa dale fiamme, spesso a causa dell'asfissia da monossido di carbonio e dai cianuri rilasciati dai materiali sintetici che iniziano la combustione, oppure muoiono in seguito alle forti ustioni che riportano sul tutta la cute.

Lesioni da armi da fuoco : la polvere da sparo durante l'esplosione di un proietto esce dal vivo di volata sotto forma di gas (che provoca l'affumicatura della cute e degli indumenti) e sotto forma di particelle incombuste (che provocano 'tatuaggi' sulla cute). Se il colpo è sparato a contatto, il foro di ingresso del proietto assume una forma a stella in seguito alla lacerazione della cute, la quale si brucia, affumica e 'tatua'. Mano a mano che la distanza del vivo di volata dal corpo aumenta, al massimo si noterà un orletto ecchimotico-escoriativo. Il foro di uscita invece non presenta margini escoriati, ma irregolari margini estroflessi. Nel caso di proiettili multipli si noteranno piccoli fori sparsi su di una superficie ben precisa, a meno di non sparare da molto vicino.

Altri segni non legati alla causa di morte aiutano poi l'anatomo-patologo a raccogliere dati utili ad esempio per stabilire una ipotesi di data di decesso. Senza entrare nei dettagli qui voglio ricordare che lo stato di decomposizione di un cadavere dipende molto dai fattori ambientali. Rammentiamo che un corpo inizia a decomporsi a temperatura ambiente già dopo qualche giorno. Dapprima la pelle assume una colorazione verdastra, iniziando dall'addome e dagli orifizi, poi il cadavere si gonfia per via dei gas prodotti dall'attività batterica, con successiva colliquazione e desquamazione della cute. Durante questa fase i liquami putrefattivi, spesso di colore rosso bruno incominciano a farsi strada attraverso le cavità corporee, come bocca e naso. Infine, a seconda dell'ambiente, in alcune settimane o mesi il cadavere scheletrizza. Se il cadavere finisce in acqua, il corpo 'saponifica', cioè cute e sottocute diventano simili a cera ed induriscono, sbiancando il corpo e conservandolo. Se l'ambiente invece è secco e ventilato il corpo mummifica, ovvero si disidrata ed i tessuti si conservano. Molti sono i piccoli animali interessati al cadavere come fonte di cibo, in particolar modo gli insetti fanno la parte del leone per ben l'85% della fauna associata ad un corpo in putrefazione, soprattutto le mosche, le quali depositano le loro uova nelle parti più umide ed ombreggiate del corpo stesso, negli orifizi e nelle ferite. Ma si trovano altri insetti appartenenti agli ordini dei ditteri, coleotteri, emitteri, lepidotteri e dictiopteri. Questi animali forniscono al patologo forense utili elementi di indagine sull'epoca del decesso, ma anche se sono presenti ferite che possono aver causato la morte. Infatti in caso di violenza sessuale i primi insetti colonizzano le vie genitali, mentre in caso di lesioni da arma da fuoco le larve si troveranno concentrate in parti del corpo inusuali, ovvero dove è presente una grossa ferita. Infine le larve assumendo tessuti e liquami putrefattivi come cibo, concentrano anche eventuali sostanze presenti nel cadavere, come ad esempio le droghe. Per il resto possono intervenire animali più grossi ad alterare o a disperdere il cadavere, rosicchiandone i resti ossei o semplicemente depezzandolo, quali roditori e mammiferi predatori ed uccelli.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 14 Giugno 2010 16:28
 
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