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Scritto da Jaffo   
Lunedì 22 Marzo 2010 17:06

 

 

A differenza dei soliti articoli, dove ci limitiamo a riportare fatti e notizie, questa volta mi permetto un articolo di commento, una specie di “editoriale”: le opinioni esposte sono le mie e non sempre coincidono con quelle delle altre persone della Vkt.

Nel giro di poche ore sono apparsi questi due articoli, uno su una vittima in Israele di un razzo palestinese, l’altro su un traffico di “strumenti di tortura”verso dei paesi del terzo mondo. La prima reazione di una persona normale è che il mondo si sta incarognendo sempre più, e che il livello di barbarie sta salendo dovunque. Se si analizzano correttamente questi articoli, invece, la realtà non è tanto migliore, ma perlomeno si evita di dare importanza a cose assolutamente marginali. Prendiamo per esempio il secondo articolo: si tratta di strumenti di detenzione, come le manette, in dotazione a tutte le forze di polizia del mondo. Ignoro i risvolti legali, ma non sono le manette che rendono uno stato una dittatura, quanto il rispetto dei diritti umani verso i suoi cittadini, anche se imprigionati. Ed è questo il vero problema: numerosi stati dove noi occidentali siamo intervenuti non sono ancora delle democrazie compiute ma rimangono corrotti e oppressivi, nonostante il nostro intervento. Non è una vera sorpresa, è ovvio che esportare la democrazia in un post come l’Afghanistan è più un sogno che un obiettivo, ma i nostri sforzi devono tendere quanto più possibile in questa direzione, perché con le armi possiamo reagire ai terroristi, non prevenirli.

Per spiegare quello che intendo dire, guardiamo il primo articolo: la crisi dei razzi a Gaza e nel sud di Israele. Personalmente sono poco ideologizzato, quindi prendo il fatto per quello che è: dei terroristi tirano un razzo verso dei civili e fanno una vittima assolutamente innocente, e di proposito. La mia preghiera è che il razzo la prossima volta esploda mentre è sulla rampa, o che gli israeliani riescano a fare fuori quei fottuti terroristi, non per dei motivi ideologici ma perché anche io sono nella categoria dei potenziali bersagli (come buona parte degli occidentali …). Detto questo, mentre capisco la reazione militare al terrorismo (vittime collaterali incluse: è una tragedia, ma posso credere che si tratti di vittime involontarie), quello che trovo carente è la risposta politica, sia israeliana sia occidentale in genere.

Rispondere agli attentati con dei raid mirati o delle operazioni più ampie serve a punire i comportamenti criminali ma ha poco a che fare con la prevenzione di questi attacchi, perché fino a quando esisteranno i campi profughi nel Libano meridionale o le sacche di povertà estrema a Gaza esisteranno sempre dei potenziali kamikaze, e non è facile fermare chi è perfettamente mimetizzato tra i civili e necessita solo di un minimo di materiale per trasformarsi in un’arma. Possiamo restituirgli colpo su colpo, ma in questo modo potremmo andare avanti altri cento anni.

E quindi, quale potrebbe essere questa soluzione politica? Purtroppo ci sono differenze di vedute tra gli alleati occidentali, per esempio mentre Israele vuole costruire nuovi insediamenti a Gerusalemme Est gli U.S.A. sono contrari, perché ritengono che blocchi il processo di pace. Io personalmente non mi azzardo a dire che una strada è migliore di un’altra, non ritengo di essere più intelligente o più bravo dei tanti politici che si occupano del problema, l’unica cosa che posso dire è che quello che stiamo facendo ora è di gestire il problema, non di risolverlo:  una politica miope . Forse la soluzione sarà la creazione di uno stato palestinese e un massiccio Piano Marshall versione XXI secolo verso tutto il medio oriente, forse si risolverà il problema dopo una massiccia guerra (molto più massiccia di quella odierna) che metterà definitivamente al tappeto uno dei due contendenti … la situazione è ancora aperta, difficile fare previsioni, specialmente per chi non ha informazioni riservate e cerca di prevedere il futuro partendo dalle notizie dei media, più o meno specializzati.

Personalmente però penso che l’occidente ha il dovere di trovare la via della pace e non della distruzione, non tanto per motivi ideologici ma perché il modo con cui questa guerra viene condotta è già in se l’obiettivo, e fa la differenza tra sconfitta e vittoria. I nostri avversari non hanno problemi a fare stragi di civili, ad arruolare kamikaze, a tirare razzi senza mirare, perché sanno che il caos è il terreno migliore per far crescere il loro esercito. E se avessero armi di distruzioni di massa li userebbero, come fece Saddam con i gas nervini.

Nell’antica Grecia, vi erano due divinità per la guerra: Ares (Marte) e Atena(Minerva). Ares era l’incarnazione della forza bruta, della Potenza che si lancia a testa bassa contro il nemico e cerca di sbaragliarlo. Atena era la dea della sapienza, della tecnologia, ed il suo simbolo è l’Egida, lo scudo. Nonostante la disparità tra i due, Ares è quello che ha collezionato più magre figure, in quanto per gli altri dei era facile sconfiggerlo o ingannarlo, ed in certi casi anche per i mortali (un buon riassunto su http://it.wikipedia.org/wiki/Ares). Invece i protetti di Atena, come Ulisse, riescono sempre a vincere quelli di Ares con l’uso dell’intelligenza (anche qui Wikipedia ha un buon riassunto: http://it.wikipedia.org/wiki/Atena). Ares insomma somiglia moltissimo a quei dittatori che l’occidente ha spesso e volentieri preso a calci nel sedere, come Milosevic o Saddam Hussein, persone prive di una strategia militare che non fosse quella di usare in massa i propri uomini come carne da cannone per estendere quanto più è possibile il proprio dominio. Allo stesso modo gente come Bin Laden non ha alcun interesse alla pace o ad un qualche tipo di risultato, perché il suo potere si basa su questo stato di guerra continuo, folle, brutale: con la pace Bin Laden sarebbe totalmente inutile. Loro sono i moderni seguaci di Ares, che amano la guerra in quanto tale perché non hanno nessun obiettivo concreto e raggiungibile e sono pronti a farsi saltare in aria per i prossimi cento anni, noi siamo i seguaci di Atena e dobbiamo contrapporre all’odio la razionalità e portare la pace, se necessario con le armi, il prima possibile. Altrimenti saranno loro a vincere, quale che sia il risultato sul campo.

 

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 22 Marzo 2010 17:14
 
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