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La Geopolitica PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico Pavan   
Martedì 02 Marzo 2010 14:31
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La Geopolitica
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Per decenni siamo stati abituati a un certo modo di vedere il mondo, più classico e più radicato, che privilegia l’economia in quanto scienza. Coloro che vi aderiscono, siano essi adepti del liberalismo o di tendenza marxista, assicurano che tutti i problemi della società, comprese le rivalità politiche, derivano da rivalità economiche – che si tratti di concorrenza fra le imprese o di contraddizioni fra le classi sociali. Eppure, mentre gli economisti spiegano, non senza ragione, che la mondializzazione dell’economia avanza e che anzi essa è stata completata in seguito alla fine della guerra fredda, come è possibile che i conflitti geopolitici diventino sempre più numerosi? Così in Europa, dopo la caduta della cortina di ferro, nel 1989, sono spuntati una dozzina di nuovi Stati, portatori di rivendicazioni territoriali. Ora, le cause di questi conflitti derivano in maniera solo molto indiretta dall’economia: gli avversari non combattono per il possesso di ricchezze ma soprattutto per delle ragioni nazionali, ciascuno essendo impegnato a liberare il suo «territorio storico», mentre una parte dei suoi cittadini si trova a vivere in terre annesse da nazioni rivali. Si è a lungo pensato, in effetti, che delle cause molto generali – rivalità economiche, relazioni di produzione e di scambio tra gli uomini – condizionassero i comportamenti politici, la volontà di potenza dei dirigenti e persino, indirettamente, il patriottismo dei cittadini.

 

Oggi che la mondializzazione dell’economia è, a quanto pare, acquisita, si è costretti a constatare che l’atteggiamento degli Stati può essere guidato da altri fattori, al di là della ricerca del profitto o della conquista di terre fertili. Se c’è sempre la tentazione di cercare di impadronirsi di grandi giacimenti di petrolio come quelli del Kuwait, pure questo esempio spettacolare di rivalità economica come fattore di guerra è abbastanza eccezionale. Nella maggior parte dei casi, oggi, le nazioni combattono o si preparano a combattere per altri valori. Certo, per alcuni decenni, si affrontarono due ideologie, due concezioni della società, che mascheravano a fatica le loro rivalità economiche; il capitalismo, che diceva di essere il mondo libero, e il comunismo, epressione dell’eguaglianza. In quel caso si trattava ancora di cause molto generali, su scala planetaria. Non appena questa rivalità si è spenta, ecco sorgere in Europa (e in altre parti del mondo) una serie di conflitti nei quali la posta in gioco non è più la terra, come poteva essere un tempo, e nemmeno una morale per l’umanità, come ancora poco fa, ma parti di territorio molto precise, rivendicate per ragioni intricatissime: territori storici, territori-simbolo disputati fra nazioni rivali. Analoghe rivalità cominciano ad apparire, in modo meno drammatico, in seno a grandi Stati nazionali europei. Per capire un problema geopolitico, sia pure a grandi linee, non basta più evocare delle cause generali, il conflitto «Est-Ovest», come prima; occorrono un certo numero di informazioni relativamente precise e obiettive. Ecco che ci si scontra con nuove difficoltà: più che l’insufficienza della documentazione disponibile, sono la cattiva conoscenza delle concezioni antagoniste, i timori reciproci inconfessati e soprattutto l’ignoranza di coloro che, certi del loro buon diritto, non sanno o non ammettono che possa esistere un’opinione contraria alla loro, anch’essa in buona fede. Quale che sia la sua estensione territoriale (planetaria, continentale, statale, regionale, locale) e la complessità dei da ti geografici (rilievo, clima, vegetazione, ripartizione della popolazione e delle attività…), una situazione geopolitica si definisce, a un dato momento di urta evoluzione storica, attraverso delle rivalità di potere di maggiore o minor momento, e attraverso dei rapporti tra forze che occupano parti diverse del territorio in questione.

Le rivalità di potere sono anzitutto quelle tra Stati, grandi e piccoli, che si disputano il possesso o il controllo di certi territori. Si tratta di individuarne la localizzazione precisa e le ragioni che ciascuno invoca per giustificare il conflitto, spesso legate alle risorse (appropriazione di un giacimento minerario o di una zona sottomarina non ancora esplorata, eccetera), ma talvolta anche a cause di più difficile discernimento, e che occorre nondimeno cercare di definire. Rivalità di potere, ufficiali e ufficiose, si sviluppano anche all’interno di numerosi Stati i cui popoli, più o meno minoritari, rivendicano la propria autonomia o indipendenza. Emergono poi i problemi dell’immigrazione, che in molti paesi sono divenuti geopolitici.

Infine, in seno a una stessa nazione, esistono rivalità geopolitiche tra i principali partiti politici, che cercano di estendere la propria influenza nella tal regione o nel tale agglomerato, e di conquistare o conservare delle circoscrizioni elettorali.

Per mostrare la ripartizione di queste forze diverse, anche negli spazi relativamente ristretti, occorrono delle carte chiare e suggestive, e in particolare delle carte storiche, che permettano di capire l’evoluzione della situazione (attraverso i successivi tracciati delle frontiere), come pure di apprezzare «diritti storici» su un determinato territorio, di cui si dotano contraddittoriamente diversi Stati.

Per capire un conflitto o una rivalità geopolitica, non basta precisare e cartografare le poste in gioco, bisogna anche cercare, lo si è visto – soprattutto quando le cause sono complesse – di comprendere le ragioni, le idee dei suoi principali attori: capi di Stato, leader di movimenti regionalisti, autonomisti o indipendentisti, eccetera. Ciascuno di essi esprime e influenza a un tempo lo stato d’animo della parte di opinione pubblica che rappresenta. Il ruolo delle idee -anche se sbagliate – è capitale in geopolitica. Sono esse a spiegare i progetti e a determinare la scelta delle strategie, certo insieme ai dati materiali. Queste idee geopolitiche le chiamiamo rappresentazioni. Per giustificare le proprie rivendicazioni e i propri diritti su dei territori, o per concepire le proprie strategie, i protagonisti (i capi di Stato e i loro consiglieri), tenuto conto delle loro rappresentazioni geopolitiche personali e collettive, si riferiscono a diversi tipi di argomentazione o di ragionamenti che appartengono all’arsenale delle teorie geopolitiche.



Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Marzo 2010 16:44
 
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