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Scritto da Federico Pavan   
Sabato 24 Ottobre 2009 13:04

Una volta c’erano le catene di Sant’Antonio, che minacciavano tremende disgrazie a chi ne avesse interrotto la circolazione. Oggi, invece, i truffatori si sono convertiti al web 2.0. E sono proprio i nostri social network preferiti a fare da cavallo di troia per i malintenzionati.

Si sa: l’ingegneria sociale, ai tempi di Facebook e MySpace, si basa sulla fiducia. Mentre chatti, o condividi una foto, lo fai perché sei certo che dall’altra parte ci sia una certa persona. Beh, potrebbe anche non essere così. Impossibile? Non ti è mai capitato? Meglio così. Purtroppo, però, non si può escludere al 100 per cento: leggere per credere.

 

Ecco come si cambia identità in quattro mosse.

Prima mossa: mi iscrivo su MySpace con un profilo inventato (per esempio, faccio finta di essere Gino Lippi) e cerco di fare amicizia con una dozzina di estranei. Ipotizziamo che la metà accettino. A questo punto vado a vedere i loro contatti e prendo nota dei nomi.

Seconda mossa: mi iscrivo su Facebook (sempre come Gino Lippi) e mi metto a caccia di quelle sei persone che ho intercettato su MySpace. Ammettiamo di trovarne solo quattro. Chiedo di diventare loro amico: naturalmente mi accettano perché mi conoscono già.

Terza mossa: tra i contatti dei miei amici faccio un confronto tra chi è presenta su MySpace ma non su Facebook. Quindi costruisco io il loro profilo su Facebook (adesso, per esempio, mi chiamo Attila Renzetti), utilizzando le caratteristiche e le foto che ho “rubato” su MySpace. Il profilo è falso (perché il vero Attila Renzetti non è su Facebook) ma assolutamente credibile perché costruito con informazioni vere. Non mi resta che contattare tutti gli amici di Attila Renzetti. E il gioco è fatto. E sai qual è la cosa davvero incredibile? Nel corso di tutte queste operazioni, arriveranno delle vittime volontarie: cioè alcuni che, credendomi Attila Renzetti, mi chiederanno di diventare… loro “amico”!

Quarta mossa: a questo punto ho finti amici ai quali posso chiedere quelle cose che, nella realtà, si chiedono solo agli amici veri. “Ciao, sono in Tailandia, in vacanza, mi hanno appena rapinato… Mi mandi 500 euro per tornare a casa?”. “Vedo che andrai a sciare per le vacanze di Natale! Mi ricordi il tuo indirizzo che ti mando una cartolina?”. E così via.

Questo piccolo vademecum, che mette in guardia dalle amicizie facili dei social network, è opera di Mike Elgan che, nel suo blog ComputerWorld, racconta anche la storia di questo esperimento. E di un tentativo di truffa da lui stesso subito.

Un giorno Mike, durante le sue ricerche sui raggiri 2.0, riceve una proposta di amicizia da una ragazza indonesiana molto carina. Capisce subito che si tratta di un profilo finto perché tra i suoi contatti ci sono solo uomini (tra l’altro tutti più o meno della sua età) ma, nelle foto, molte delle quali tagliate in modo un po’ sospetto, la bella indonesiana è sempre in compagnia femminile. Probabilmente dietro questa falsa identità c’è qualcuno ("qualcuno" perché, statisticamente, è più probabile che sia un uomo) che sta cercando di costruire fiducia intorno sul profilo della ragazza. E, molto probabilmente, le sue intenzioni non sono per niente buone!

La bella ragazza che chiede aiuto (e denaro) al suo nuovo "amico" che si trova dall’altra parte del mondo è già un classico su Facebook. Ma c’è di peggio: sono sempre di più, infatti, le indagini della polizia che mettono nel mirino uomini di mezza età che utilizzano false identità (e quindi anche false immagini) per avvicinare ragazze giovanissime.

Facebook ha già dato dimostrazione di agire con molta prontezza di fronte alle lamentele dei suoi iscritti per le truffe ricevute: proprio qualche giorno fa, si è aggiudicato un risarcimento milionario per una vertenza legale sullo spam, la spazzatura digitale che, dopo le mail, sta rendendo la vita dura anche ai social network. In futuro, forse, ci chiederà di inserire anche il numero di cellulare per dimostrare di essere davvero "noi". Ma voi vi fidereste?
Creare un profilo su Facebook è già di per se un’azione che compromette la riservatezza. Ma questo lo sapevamo già: chi si iscrive a Facebook lo fa per condividere un po' di sé tra i cosiddetti “amici”. Fin qui tutto normale.

Quello che invece le persone che si iscrivono a Facebook solitamente non sanno è che nei termini di utilizzo che accettano all’iscrizione (spesso senza leggerli) c’è scritto che Facebook diventa “proprietario” di tutti i dati personali e dei materiali (foto, testi, contatti, e tutto il resto) dell’utente, e può utilizzarli come meglio crede!

Ciò vale a dire che Facebook può usare la foto di un utente per qualsiasi fine commerciale, rivenderla a terzi e diffonderla con ogni mezzo. Può ad esempio usarla come immagine in un mega manifesto pubblicitario affisso in tutto il mondo. Chiaramente l’utente non riceve un soldo, anzi non deve essere neanche informato! C’è da considerare che la foto potrebbe ritrarre l’utente anche in situazioni compromettenti.

Tutto questo è scritto chiaramente nelle condizioni d’uso di Facebook:

“…Pubblicando Contenuti dell’utente sul Sito, concedi automaticamente l’autorizzazione e la garanzia di disporre del diritto a fornire alla Società l’autorizzazione irrevocabile, perpetua, non esclusiva, trasferibile, totalmente acquistata e valida in tutto il mondo (con il diritto di concedere sotto-licenze) ad utilizzare, copiare, eseguire ed esporre in pubblico, riformattare, tradurre, estrarre (integralmente o parzialmente) e distribuire tali Contenuti dell’utente per qualsiasi scopo commerciale, pubblicitario o di altra natura, sul sito o su canali collegati al sito o alla presente promozione, nonché a incorporare in altre opere, ad esempio i Contenuti dell’utente, e a concedere ed autorizzare sotto-licenze di tali contenuti…”

Il paragrafo sopra è tratto dalla pagina http://www.facebook.com/terms.php

Migliaia di utenti al giorno si registrano a Facebook per motivi del tutto scontati e privi di senso come "ce l'hanno tutti, devo averlo per forza anch'io" oppure "solo per curiosità", ma siamo sicuri che l'azione di "seguire la massa" o la nostra curiosità non ci spinga a fare qualcosa di sbagliato e che metta in pericolo la nostra privacy e la sicurezza dei nostri dati?
Facebook, diversamente da altri social network, non tollera nessun tipo di nickname: ovvero se vogliamo usufruire di tale servizio dobbiamo inserire Nome, Cognome, email e data di nascita. Fin qui nulla di male, almeno. Ora, mettiamo che vogliamo cancellarci, sarà un gioco da ragazzi? Assolutamente NO! Facebook non consente la cancellazione dei vostri dati dal server, al massimo vi fa il favore di "disattivarvi" l'account. Ma c'è di più, per la disattivazione non bisogna seguire una semplice procedura che richiede solo un paio di clic, bensì avete 3 possibilità: la prima è quella di chiamare un avvocato, la seconda è quella di seguire una procedura più complessa che trovate a questo link, in ultimo potete fare qualcosa che violi le condizioni d'uso (quelle scritte in piccolo che avete accettato ma, quando era ora di leggerle, non ve le siete manco filate). Su Facebook possiamo condividere le nostre passioni, i nostri gusti o altro. Per chi non lo sapesse al 90% della vostra lista di amicizie non fregherà una cippa, ma alle società di statistica e di marketing interessa moltissimo.
Molte società stanno finanziando con migliaia di quattrini questo servizio, e non è da escludere che lo facciano per impossessarsi dei vostri dati per scopi più o meno illeciti. Infatti i vostri dati riguardo gusti o altro molto probabilmente saranno usati per operazioni quali statistiche, analisi di mercato o pubblicità.
Per quanto riguarda la privacy siamo praticamente a zero. E a dimostralo sono stati alcuni studenti del MIT che riuscirono a scaricare più di 70.000 profili utilizzando alcune shell script. Cosa che a mio parere incuriosisce di più è il fatto che, dietro Facebook, si "pensa" che ci sia la CIA. Come supposizione non è da escludere: Facebook è un ottimo strumento per informarsi su vita, morte e miracoli di una persona, scoprire chi frequenta, i gusti ecc... E mi stupirebbe il fatto che un ente cosi importante come la CIA si sia fatta sfuggire uno strumento tecnologico cosi utile... Ma ora un lettore attento e astuto si chiederà: "ma visto e considerato quanto detto sopra, perchè non chiederci anche la nazionalità essendo una delle informazioni più importanti?". Semplice, a Facebook non interessa se sei Italiano, Portoghese, Americano o Marziano, interessa principalmente da dove digiti. I nostri IP, una volta effettuato l'accesso al servizio, vengono "loggati", insieme a tutte le operazioni che effettuiamo, e analizzati. Per chi non lo sapesse tramite l'IP è semplice risalire al luogo preciso da dove stiamo navigando (a meno che non usiamo un Proxy Server).
Quindi il consiglio principale è: ATTENZIONE A COSA PUBBLICATE!
In particolare attenzione a pubblicare:

- Foto, video, testi compromettenti, propri o altrui.

- Foto, video, testi che rappresentano “creazioni” del vostro ingegno, come racconti, poesie, foto artistiche ecc. in quanto perdereste immediatamente i diritti, e Facebook potrebbe utilizzare il materiale (senza neanche avvisare) anche a scopo di lucro.

- Materiale che rivela informazioni sensibili su voi o i vostri amici che non vorreste siano diffuse oltre la “ristretta” cerchia di “amici” che avete creato su Facebook. Tali informazioni riguardano orientamenti politici, sessuali, stato di salute ecc.

Ogni utente Facebook ha la possibilità di impostare il profilo come pubblico o privato e tale impostazione può essere inserita anche per le proprie fotografie che possono così essere visualizzate da tutti o solo dai propri conoscenti che abbiamo appositamente inserito nella lista amici. Esistono tuttavia due applicazioni, chiamate Seegugio e Photo Stalker, che permettono la visualizzazione delle fotografie anche di utenti con profilo privato coi quali non abbiamo alcun tipo di relazione, senza che venga diramato alcun avviso ai protagonisti degli scatti. Con le sue oltre 850 milioni di fotografie caricate mensilmente, Facebook rappresenta il maggiore luogo web dove condividere i propri scatti, e queste due applicazioni promettono di semplificare notevolmente la vita ai più curiosi, fin’ora costretti a richiedere amicizie per poter visualizzare le foto (pare che solo di recente facebook sia riuscito a correggere il bug e ad ovviare al problema, ma non tutti i blogger della rete sono daccordo).
Altre due applicazioni chiamate “The Error Check System” e “Facebook closing down“. Entrambe mirano ad accumulare quanto più possibile utenti iscritti nascondendo molto probabilmente degli scopi non ancora chiari ma quasi sicuramente pericolosi. La prima delle due Web application si attiva dietro una nostra esplicita richiesta, dopo che un falso messaggio ci avvisa dell’impossibilità, da parte di un nostro amico, di vedere il nostro profilo personale. Si viene invitati a visitare una pagina nella quale dovrebbe essere contenuto il messaggio di errore che secondo l’avviso riscontra il nostro amico. Una volta entrati all’interno del falso link che nasconde proprio l’iscrizione all’applicazione, The Error Check System controlla tutte le nostre informazioni di profilo e consiglia di fare in modo che anche gli amici verifichino lo stesso tipo di falsi errori. Facebook closing down, invece, avvisa l’utente di una fantomatica violazione dei termini e delle condizioni di servizio, invitando il malcapitato iscritto a visualizzare un link per vedere il testo esatto esplicativo del messaggio. L’applicazione in realtà non farà altro che raccogliere i nostri dati personali. Attualmente le due applicazioni non costituiscono un veicolo di malware, ma sono pur sempre un potenziale rischio per la nostra privacy e per la corretta riservatezza dei nostri dati personali.
Ma c'è dell'altro. E’ in circolazione un pericoloso virus, denominato “Koobface“, in grado di installarsi nel pc di chiunque e rubare dati e codici riservati. La cosa peggiore, è che Koobface si finge un vostro amico che vuole essere aggiunto ai vostri contatti, ma, non appena si accetta la sua richiesta, il virus entra nel pc è difficile da individuare. Un’altra variante, invece, prevede la ricezione di una email in cui si invita ad aprire un video divertente, richiedendo l’aggiornamento di Adobe Flash Player, ma in realtà si installa Koobface. Massima attenzione quindi quando si accettano amici di cui non si hanno informazioni, oppure nell’apertura di email sospette, che a volte possono sfuggire all’antispam del proprio pc o del proprio gestore di posta elettronica.

Con questo non voglio certo demonizzare il noto social network, che - come altre piattaforme analoghe - può essere un utile mezzo per stringere e mantenere rapporti sociali, ma fare riflettere sulle criticità e sulle gravi conseguenze per la privacy che un uso poco attento di Facebook può causare.

Estendendo l'uso della rete e dei social network come Facebook, attraverso i quali la gente mette sul web informazioni sui propri comportamenti cresce sempre più il rischio che utilizzando un semplice motore di ricerca in qualunque momento chiunque possa venire a conoscere queste informazioni. Rischiamo di essere la prima generazione destinata a portarsi dietro tutto il proprio passato perché i dati che mettiamo in rete non sono cancellabili e possono sfuggire al nostro controllo. Difficile comunque scalfire Facebook, che continua a crescere è di oggi la notizia che la compagnia di Palo Alto ha lanciato la prima versione in lingua araba e a mietere consensi. Lo dimostrano i risultati di una ricerca della Nielsen Online: quella dei social network sarebbe una realtà talmente dinamica da essere riuscita a superare la mail. Inoltre di undici minuti trascorsi sul web, almeno uno è dedicato a Facebook che risulta essere il social network che dà maggiore dipendenza: il suo utente medio vi trascorre 3 ore e 10 minuti al mese.
La generazione Facebook e MySpace potrebbe sviluppare una visione del mondo "potenzialmente pericolosa". Lo afferma uno studio condotto da Himanshu Tyagi, esperto del West London Mental Health NHS Trust, e presentato al meeting annuale del Royal College of Psychiatrists. Il ricercatore sostiene che un'attiva identità on line potrebbe portare i giovani a dare meno valore alla loro vita reale. "È un mondo dove tutto si muove velocemente e cambia in continuazione, dove le relazioni sono regolate dal click di un mouse, dove puoi cancellare il tuo profilo se non ti piace e in un secondo sostituire un'identità inaccettabile con una più accettabile", spiega Tyagi. L'anonimato garantito dalla rete annulla le difficoltà dovute alla differenza di età, di sesso, di razza e di status sociale, favorendo comunicazione e scambio. Inoltre vengono completamente annullati problemi di una relazione reale: piccole insofferenze, noia e abitudine, contrattempi e vita quotidiana. Anche le distanze geografiche sono annullate. Insomma tutto ciò che mette alla prova una relazione di qualunque tipo, rendendola più forte o segnandone la fine, scompare. "I giovani che non hanno nessuna esperienza di un mondo senza una società on-line assegnano uno scarso valore alla loro identità nel mondo reale e questo potrebbe essere un rischio per la loro vita vera e renderli, ad esempio, più vulnerabili a comportamenti impulsivi e suicidio", conclude il ricercatore. Ma anche all'omicidio!
Facebook, secondo Susan Greenfield del Lincoln College di Oxford, è pericoloso per i più piccoli in quanto ne impoverisce le attività cognitive limitandone la capacità di attenzione, concentrazione, di empatia e inducendo un senso di identità precario.

"Se un giovane cervello è esposto sin dall'inizio ad un mondo caratterizzato da azioni e reazioni veloci, di immagini improvvise che compaiono sullo schermo con il tocco di un tasto, esso potrebbe adeguarsi ad operare in base quei ritmi. Trasferito nel mondo reale un tale comportamento potrebbe risultare nel cosìdetto disordine da deficit di attenzione", ha spiegato la ricercatrice.

Secondo Susan Greenfield il cervello si abituerebbe all'immediatezza dell'esperienza a scapito dell'apprezzamento delle conseguenze di un'azione. Infine, ha dichiarato la ricercatrice, l'uso eccessivo dei social network agisce nel cervello alla stessa maniera delle sostanze illegali, dei disturbi alimentari e del gioco d'azzardo.
"Perchè mai dovrebbe servirmi un computer per conoscere delle persone? Perchè le mie relazioni sociali dovrebbero passare attraverso le invenzioni di un gruppo di nerd californiani? Che cosa c’è che non va nei pub e nelle discoteche? E poi è proprio vero che Facebook metta in contatto la gente? Non è che in realtà ci 'scollega' gli uni dagli altri? Invece di fare cose divertenti come parlare, mangiare, ballare e bere con gli amici, pensiamo solo a mandarci messaggi sgrammaticati e foto cretine?". Così comincia l’articolo del The Guardian “Contro Facebook”. L’autore dell’articolo dice di sentirsi solo in questa battaglia a fronte di milioni di 'coglioni' che hanno fornito dati anagrafici e preferenze d’acquisto a un’azienda di cui non sanno niente. Ma, dice sempre l’autore esiste un motivo serio per detestare Facebook: è un progetto che ha raccolto grossi finanziamenti da un gruppo di investitori della Silicon Valley portatori di un’ideologia che sperano di diffondere nel mondo. E Facebook è una manifestazione delle loro idee. Dietro il progetto pare ci sia un tale di nome Thiel, etichettato come genio libertario. Questi ha elaborato una tesi che si fonda sul seguente presupposto: la "società multiculturale" porta ad una riduzione delle libertà individuali. Convinto che i valori conservatori, il libero mercato e un governo con funzioni ridotte al minimo siano i mezzi migliori per dare speranza e offrire opportunità a tutti, sopratutto ai più poveri. L’obiettivo è dunque 'cambiare l’America e il mondo'. Ma non è finita, state a sentire. La guida filosofica che consiglierebbe questo Thiel è un tipo che argomenta così il comportamento umano: le persone sono come pecore, si imitano l’una con l’altra senza riflettere. E forse questo è in parte vero, almeno a giudicare lo spropositato successo di facebook.
Quanti di voi lettori sono facebook-dipendenti? Vi siete mai chiesti quale bisogno soddisfi un account facebook?... Avete davvero tanta voglia di ricontattare quel vecchio compagno di scuola?... Ma quando mai!!! Anzi, semmai il problema è opposto: quasi tutti avete iniziato perchè i vostri amici erano già su FB e a voi non bastava sentirli al telefono o vederli la sera o al lavoro, ma Vi occorreva un mezzo in più per chattare con loro, per entrare in intimità, per sfruttare un falso anonimato per farvi gli affari degli altri. E quanti hanno ricevuto una richiesta di amicizia da persone che se incontrate per strada a stento Vi salutano? O magari avete cercato una ex o vi siete dichiarati single per la patetica ricerca di un'avventura a sfondo sessuale? Perchè un individuo sano dovrebbe lasciare perennemente acceso il suo computer su facebook, dicendo a tutto il mondo che sta per uscire, o che gli è successa una determinata cosa? Non è che tutto questo in realtà abbia a che fare col nostro bisogno di sentirci importanti, protagonisti di qualcosa, forse anche di immortalare il nostro ego attraverso un server? Forse sfoggiare tanti amici virtuali ha un che di 'fallico', visto e considerato che FB pullula di gruppi assolutamente inutili, alcuni anche sovversivi e pericolosi, o deliranti, oppure di ragazzine sole che pubblicano blog dai contenuti vuoti, come le loro fragili menti, pagine web in cui ricorre spesso solo il concetto che 'Marco è un gran fico...' ! Il crescente scambio di messaggi, foto e contatti possono essere anche la cartina di tornasole di un disagio sempre più diffuso. L'enorme sviluppo di Facebook è anche spia di un grosso problema di solitudine. Abbiamo costruito la nostra vita su un'immagine capace, vincente, superorganizzata. Così finiamo per ricercare quelli che sono sentiti come rapporti veri: i compagni di scuola, gli amici di tante estati al mare, i ragazzi del cortile. Quelli a cui davamo e ricevevamo sostegno e comprensione sinceri. "Facebook permette a tante persone di pensare di essere importanti, solo perchè hanno decine e decine di amici virtualì, ma purtroppo si tratta spesso solo di una colossale illusione", sostiene Tonino Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta, docente di psichiatria dell'Università Gregoriana di Roma, e fra i primi a occuparsi del problema delle tecno-dipendenze in Italia. "Occhio però, perchè dimenticano che resterà per sempre traccia sul web del cumulo di menzogne o banalità narcisistiche che si immette nella rete", avverte Cantelmi.
Ecco, secondo gli esperti, l'identikit dei popolo di Internet contagiato dalla Facebookmania :
1) I nostalgici: si emozionano alla vista delle foto dei compagni di classe delle medie o del liceo. Cercano gli amici del passato per vedere come sono invecchiati, e commentano i bei tempi andati. Una nostalgia per i vecchi tempi che, di fatto, è un rimpianto per i rapporti veri e perduti, per un'infanzia e un'adolescenza ormai lontana e mitizzata. Sono quelli  che vivono di ricordi dato che la loro esistenza attuale è in fin dei conti povera e vuota, come le loro teste, oppure hanno antichi debiti psicologici da espiare, e cercano l'amico perduto con cui avevano rotto per soddisfare il proprio bisogno di scusarsi così da giustificarsi con la propria coscienza.
2) I latin lover virtuali : dichiaratamente a caccia di nuovi potenziali partner, ma anche di ex piacenti e disponibili. Spesso celano una relazione (se l'hanno) e rimpinzano il proprio profilo e gli album con foto sexy o interessanti, a volte ritoccate. In genere accumulano decine e decine di amici dell'altro sesso, con i quali fanno i misteriosi. "Ma alla fine si tratta di persone sole o profondamente infelici con il partner, che ricorrono a cumuli di banalità narcisistiche per rendersi interessanti", spiega Cantelmi.
3) I cuori infranti: prostrati dall'ultima relazione, in corso o finita, sono a caccia degli antichi amori, mitizzano i ricordi. Hanno l'impressione di essersi persi per strada qualcosa di vero. "In questo caso l'insoddisfazione e la solitudine vanno a braccetto e si cerca di darsi un'altra chance" grazie alla rete. Sono i più patetici.
4) Gli insoddisfatti: infelici anche se hanno una famiglia e dei figli, spesso sono donne. Non trovano spazio per il sogno, il romanticismo e quel pizzico di avventura, che finiscono per cercare su Facebook.
5) Quelli della pubblicità: sono più o meno famosi, politici, campioni dello sport, attori. Ricorrono a Facebook in modo strumentale, per farsi mega-spot gratuiti. Non ne hanno mai abbastanza.
6) Quelli con l'ater ego: dai 400 burloni che si sono presentati nei panni del calciatore Francesco Totti, ai tanti Giulio Cesare o Maria Antonietta, a quelli che pubblicano foto diverse o ritoccano la descrizione vantando titoli ed esperienze di fantasia. Soli e in cerca di contatti, si mettono una maschera per ottenere attenzioni e credibilità nel mondo virtuale. Nella vita probabilmente non li degneremmo nemmeno del saluto.
Il contagio:
Le due principali modalità secondo le quali una persona può venire a contatto col morbo, paiono essere le seguenti:

1 - contagio immediato, per contatto visivo
2 - incubazione del morbo nel pc

La prima modalità deriva dalla paranoia creata dai grandi mezzi di comunicazione: chiunque ti parli al giorno d'oggi, poco dopo averti domandato come stai ti chiederà da quanto tempo non aggiorni la tua pagina di FB. Questo scatena nel soggetto in questione forti scompensi psicologici, in questo senso: se non fosse in possesso di un account FB, il mondo potrebbe crollargli addosso. Comincerebbe a domandarti se è normale, se è un diverso, o se semplicemente non ha niente a che fare col mondo che lo circonda.
La seconda modalità di contagio è invece predominante nei soggetti con una maggiore capacità di difesa psicologica, sempre comunque insufficiente a far fronte alla situazione. In questo caso infatti dopo essere stato stressato da amici, parenti, colleghi di lavoro, compagni di corso, etc. il soggetto decide finalmente di creare il proprio account. Ma, essendo il suddetto personaggio "resistente", una volta aperta la schermata principale comincia a domandarsi: e adesso? Perchè mi devo fare i cazzi degli altri, e cominciare a parlare dei miei? Ma a cosa serve? E forse, con qualche speranza, comincia anche a farsi delle domande su dove sia finita la propria privacy, su come tutelarsi e via dicendo... Domande esistenziali che non avrebbero mai pensato di porsi sino a qualche tempo fa. Questo perchè iscriversi a FB equivale a scrivere l'annuncio del proprio immediato suicidio! "Facebook rende soli", ha detto Paola Vinciguerra, presidente di Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico). Uscirne è difficile. In gergo si dice suicidarsi. Si compila un modulo spiegandone le ragioni. Le opzioni vanno da "Facebook sta creando problemi alla mia vita sociale", fino a "si tratta di uno stato temporaneo. Tornerò". Il profilo resta ad memoriam, coperto di grigio come una tomba, e i dati, attenzione, rimangono nel sistema.
Il punto è che i "fuori dal normale" e gli "asociali" sono quelli non iscritti, è questo onestamente mi fa molta paura. Mi consolo un po', solo perchè esiste ancora qualche altra persone che la pensa come me; è vero siamo pochissimi, ma sino a quando sarò in compagnia di questa gente, mi sentirò sicuramente più forte e felice.

Firma la petizione per bloccare chi inneggia alla violenza su facebook

Approfondimenti :

Come eliminare l'account (I)
Svezia, la grande fuga degli account (da Puntoinformatico) (I)
Criticism of Facebook (EN)
Facebook Beacon (EN)
Il Sole 24ore (I)
College Candy blog's (EN)
La Repubblica (I)

Ultimo aggiornamento Domenica 06 Novembre 2011 10:51
 
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