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Abbiamo visto di recente che, al momento giusto, una manifestazione di piazza può modificare un governo, come in Tunisia ed in Egitto. Occorre che il governo in questione sia in un momento di debolezza, e questo rende improbabili cambiamenti in Iran (o in Cina, o in Corea del Sud, o nella dittatura che preferite).
E in Italia cosa succederà nelle prossime settimane? La situazione economica è in ripresa ma sostanzialmente fragile, mentre quella politica è completamente imprevedibile, visti i guai giudiziari di Berlusconi. Praticamente impossibile sapere come sarà composto il governo tra un mese, mentre è improbabile che si arrivi ad elezioni prima di maggio / giugno.
Tutto questo porterà a numerose manifestazioni, innocue in se ma sicuramente piene di persone a cui non interessa manifestare ma sfidare a colpi di spranga le forze dell'ordine e devastare le strade in cui passano, senza motivo alcuno che non sia il gusto di farlo. Inoltre, in aggiunta ai teppisti irrazionali, storicamente in Italia alle manifestazioni si sono aggiunti dei provocatori interessati a far degenerare la situazione, legati ai centri sociali / antagonisti ma anche a settori deviati delle forze dell'ordine (per quest'ultima categoria non ci sono prove in tempi recenti, mentre abbondano negli anni '70 e '80). Inoltre, qui in Piemonte è attivo in Val di Susa un fronte No Tav momentaneamente quiesciente ma che presto tornerà a farsi sentire.
Discorsi a parte per gli incidenti legati alle partite calcistiche e per i blocchi del traffico visti in Campania contro le discariche. Mentre nelle manifestazioni normali gli organizzatori hanno fini politici ma normalmente subiscono anch'essi la degenerazione verso la violenza, in questi ultimi due casi i capi sono legati o ricevono direttive dai gruppi politici / paramilitari presenti dietro il mondo degli ultrà (come nel caso dei Serbi a Genova) o dalla Camorra. Quando a Catania fu ucciso Filippo Raciti durante gli scontri attorno allo stadio, è impossibile che la mafia non abbia dato l'assenso preventivo, probabilmente per mandare un messaggio minatorio alle autorità.
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