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L'atomica di Gheddafi PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico Pavan   
Lunedì 31 Ottobre 2011 08:17

Dopo sette mesi di missione, alla mezzanotte di oggi, si chiude formalmente l'operazione militare della Nato in Libia. "La fine delle operazioni il 31 ottobre è stata decisa all'unanimità" ha indicato venerdì scorso una fonte diplomatica dell'Alleanza, al termine di una riunione del Consiglio atlantico a Bruxelles allargato ai cinque paesi non membri che hanno preso parte all'operazione nel paese nordafricano (Qatar, Emirati Arabi, Marocco, Giordania e Svezia).

Il primo ministro del Consiglio nazionale di transizione libico, Mahmoud Jibril, ha annunciato alla televisione al Arabiya che sono state trovate armi nucleari in Libia. Dieci giorni dopo la morte del Colonnello, il presidente dimissionario del Consiglio di transizione libico Mahmud Jibril comunica ad Al Arabiya la scoperta che sicuramente farà discutere: in Libia sono state trovate armi nucleari. Formalmente Muammar Gheddafi ci aveva rinunciato nel 2004 riallacciando i rapporti con l'Occidente, ma ora questa dichiarazione riaccende dubbi e sospetti. L'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea) ha annunciato che "l'arma proibita" trovata in un arsenale dagli insorti del Cnt tra Waddan e Sabha è uranio raffinato all'80%, la cosidetta "yellowcake", una polvere di colore giallo usata per produrre, una volta arricchito, sia combustibile per centrali nucleari che una bomba atomica. Jibril ha anche affermato che l'Aiea, l'agenzia nucleare per l'energia atomica che fa capo all'Onu, nei prossimi giorni comunicherà ufficialmente il ritrovamento degli ordigni. La dichiarazone choc arriva a 24 ore dalla fine della missione in Libia e in un momento in cui tutti gli osservatori internazionali per i diritti umani hanno lanciato l'allarme per le faide e le vendette che stanno insanguinando il Paese.
Il 1986 fu un anno cruciale, una primavera di fuoco, come oggi, sia per l'emergenza nucleare, causata da due esplosioni nella centrale atomica di Chernobyl in Ucraina avvenute il 26 aprile, sia per il raid Usa, la cosiddetta Operazione El Dorado Canyon, contro la Libia di Gheddafi, compiuto la notte tra il 14 e il 15 aprile, cui seguirono anche lanci di missili Scud libici verso l'Italia. Venticinque primavere dopo la Storia sembra ripetersi a Fukushima, dove un'altra centrale nucleare, danneggiata dal terremoto dell'11 marzo, ha risvegliato in Giappone e nel mondo l'incubo atomico, mentre la Libia, ancora guidata dal colonnello Gheddafi è sotto l'attacco, questa volta di un'ampia coalizione di Paesi. Coincidenze, ovvio, persino impossibili da prevedere, ma sono anche scadenze temporali suggestive. Per non dire inquietanti. L'incidente di Chernobyl, che causò una contaminazione ambientale pare 100 volte superiore a quella seguita all'esplosione delle bombe di Hiroshima e Nagasaki, fu dovuto evidentemente a negligenza ed errori umani. Furono, infatti, ignorate allora alcune tra le più elementari norme di sicurezza. Ma a distanza di 10 giorni dal terremoto in Giappone, scopriamo che anche l'incidente di Fukushima, non si può attribuire del tutto solo a una fatale casualità. Grazie a Wikileaks, sappiamo, infatti, che già nel 2008 un funzionario dell'Agenzia internazionale atomica aveva informato il governo giapponese della pericolosità di molte centrali atomiche e che un forte terremoto avrebbe compromesso la tenuta della sicurezza di molti impianti nucleari. Secondo il The Daily Telegraph, inoltre, il tema della sicurezza delle centrali nucleari giapponesi fu persino affrontato durante il G8 che si tenne a Tokyo nel 2008. Ma, come sappiamo, l'allarme cadde nel vuoto.
Anche quel che accade in Libia oggi, ha certo una relazione con quel che avvenne 25 anni fa. Il primo comun denominatore, è, serve ricordarlo?, Gheddafi stesso. Il dittatore è ancora al potere, è ancora il nemico numero 1 dell'Occidente, ma nel quarto di secolo che separa l'Operazione El Dorado Canyon dalla Odissey Dawn, molte cose sembrava fossero cambiate. A parte la caduta del muro di Berlino, Gheddafi negli ultimi anni si era rappacificato con più di un Governo occidentale, è stato persino coccolato, il nostro Premier è arrivato al punto di baciare la mano al leader arabo in visita a Roma. Il raid americano dell'aprile 1986, con il quale fu bombardato il quartier generale del Colonnello, ma che fallì nell'impresa di ucciderlo (pare che Gheddafi fu avvisato dell'attacco imminente dal primo Ministro di Malta), era stato concepito come ritorsione diretta in seguito all'ennesimo grave attentato terroristico libico. Una bomba fu fatta esplodere il 5 aprile nel nightclub La Belle a Berlino Ovest, uccidendo tre persone e ferendone altre 229. Fu il casus belli tanto atteso dagli Stati Uniti, allora guidati dal Presidente Ronald Reagan, per liberarsi una volta per tutte di Gheddafi. Venticinque anni dopo, il Colonnello, invece, è appena stato ucciso dai ribelli e, dalla tomba, continua a lanciare minacce e sospetti sulle intelligence mondiali.


Fonti :

http://affaritaliani.libero.it/politica
http://www.ilgiornale.it/esteri/
http://www.lettera43.it/attualita/
http://www.tgcom.mediaset.it/mondo
http://www.gqitalia.it

Ultimo aggiornamento Lunedì 31 Ottobre 2011 08:22
 
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