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Giustizia all'italiana PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico Pavan   
Sabato 15 Ottobre 2011 08:27

Cinque anni fa sparò a un ladro in fuga, sorpreso nella sua abitazione, ma è di ieri la notizia. Ora, Antonio Monella, dovrà scontare otto anni di reclusione per omicidio volontario. La vittima, Helvis Hoxa, cittadino albanese, aveva 19 anni.

Eppure il legale di Monella, l’avvocato Enrico Mastropietro, aveva chiesto l’assoluzione invocando la nuova legge sulla legittima difesa, secondo la quale in casi di violazione di domicilio il proprietario dell’abitazione può difendersi, per tutelare la sua incolumità, ma anche agire contro l’aggressione ai propri beni materiali. I fatti in breve. Nella sera tra il 5 e 6 settembre del 2006 l’imprenditore Antonio Monella era in casa con la moglie e il figlio. Aveva sentito dei rumori e aveva trovato in corridoio un gruppo di malviventi che avevano in mano le chiavi del Suv, parcheggiato nel cortile di casa. Spaventato, aveva quindi impugnato il suo fucile calibro 12, regolarmente detenuto, e aveva sparato ad uno dei ladri dal balcone. Sanguinante il 19venne aveva raggiunto i suoi complici, che lo hanno abbandonato di fronte ad un bar di Truccazzano, già in provincia di Milano. Hoxa era poi morto in ospedale.
Durante il processo, le perizie balistiche di accusa e difesa hanno dimostrato che l’imprenditore non aveva mirato contro il malvivente in fuga. Tanto che persino l’accusa parlava di "eccesso colposo di legittima difesa" e non di "omicidio volontario". Ma il gup Bianca Maria Bianchi aveva rispedito gli atti alla procura, sostenendo che il reato da ipotizzare era il secondo perché l’imprenditore sparando dal balcone doveva mettere in conto che qualcuno dei malviventi avrebbe potuto morire! E far leva sulla legge in merito alla legittima difesa non è servito: i ladri, al momento della fuga, non stavano mettendo a repentaglio l’incolumità dell’imprenditore o dei familiari! Insomma, se i ladri ti entrano in casa con la famiglia presente, l'unico diritto che si ha, se si è onesti e si ha tutto da perdere, è quello di morire o di venire maltrattati e derubati. Questo secondo la giustizia italiana, la medesima che libera figli matricidi, che scarcera i mafiosi, che prima condanna per omicidio degli studenti per poi liberarli dopo anni di carcere e che ora, nonostante una chiara legge sulla legittima difesa abitativa, non cerca di trovare i complic del delinquente morto ammazzato (e per gunta lasciato morire da lro, non dall'imprenditore in questione!), ma che condanna alla reclusione un uomo onesto che ha lavorato una vita e che un giudice incompetente e alcuni immigrati malviventi gli hanno negato.
In dettaglio : prima il pm Claudia Esposito apre un fascicolo per omicidio volontario. Poi le perizie, soprattutto quelle balistiche, vanno a rendere il fasciolo più corposo. Concludono che l’imprenditore quella notte non ha preso la mira. Insomma, non voleva uccidere. Lo stesso magistrato riformula l’accusa e ritiene che il reato corretto da contestare sia l’eccesso colposo di legittima difesa. In mezzo c’è una nuova legge che ammette l’uso delle armi, nella sostanza, per difendere anche i propri beni oltre che i familiari. E’ con questo nuovo scenario che si arriva all’udienza preliminare del 26 febbraio del 2010. Il gup Bianca Maria Bianchi si trova a decidere, con il pm che chiede una condanna a tre anni (sempre per eccesso colposo di legittima difesa) e il difensore dell’imputato, Enrico Mastropietro, che ne chiede l’assoluzione, invocando proprio la nuova legge. L’imputato ha risarcito la famiglia della vittima con 40.000 euro! Ma arriva il colpo di scena. Perchè il giudice, invece, rimanda gli atti al pm. E’ il reato che non va. Non c’è stato solo il tentativo di difendere qualcosa o qualcuno. C’è almeno un dolo eventuale. Quindi l’imprenditore quando ha sparato ha messo in conto che avrebbe potuto ammazzare qualcuno, anche se non ha puntato alla persona. Una persona, comunque, già in fuga. Il pm riformula l’accusa come indicato dal gup lo scorso anno: omicidio volontario e ieri chiede 10 anni e 8 mesi. Il difensore l’assoluzione, di nuovo, per legittima difesa putativa, richiamando la sentenza della Corte d’appello che lo scorso marzo ha assolto il tabaccaio di Milano che nel 2003 uccise un rapinatore. In primo grado era stato condannato a 1 anno e 8 mesi. Per omicidio colposo. Per lui l’accusa aveva chiesto 9 anni e mezzo. Per omicidio volontario. Il difensore di Monella, che continua a vivere nella villa di via Verga, ricorrerà in appello. Nostri gli auguri di un ribaltamento della sentenza, cosa possibile in un paese dove la giustizia è in malafede.

Fonti :

http://www.ilgiornale.it/cronache/
http://notizie.virgilio.it/
http://www.giornaledibergamo.com/cronaca/

Ultimo aggiornamento Lunedì 17 Ottobre 2011 12:09
 
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