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La presunta caduta di Tripoli PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico Pavan   
Mercoledì 24 Agosto 2011 16:00

"Che la guerra di Libia fosse, molto più di altre, guerra fatta con disinformazioni, propaganda e bugie, lo si era capito da molto tempo. Del resto bastava guardare diverse cose con gli occhi bene attenti e non poteva sfuggire che le 3-4 principali fonti delle notizie sull'andamento della guerra [...] erano in realtà siti internet di [...] alcuni servizi segreti occidentali, di alcuni ambienti arabi e perfino di Hetzbollah. [...] Stando a fonti più attendibili che in questo momento operano sui fronti libici e sono anche a Tripoli, le notizie che risultano sono un po' diverse. [E ciò ve lo può confermare anche l'autore di questo articolo che in Libia e a Tripoli c'è stato alcuni anni or sono] Alle 17.50 del 23 agosto le truppe di Gheddafi controllano buona parte della città (c'è chi dice il 30% chi più) mentre i ribelli controllano i sobborghi. Gheddafi controlla ancora l'aeroporto mentre è battaglia per il controllo del porto. L'accelarazione dei combattimenti è stata il frutto del passaggio tra gli insorti di alcuni generali chiamati alla difesa di Tripoli che hanno abbandonato il campo dei lealisti. Si lavora ancora ad una soluzione diplomatica per evitare il bagno di sangue finale, mentre alcuni paesi stanno cercando in extremis di offrire una via d'uscita a Gheddafi [...]. Insomma, nelle ore appena trascorse è stata raccontata una inesistente caduta di Tripoli che sicuramente ci sarà, ma ancora non è avvenuta. Sono state mostrate immagini false, si è raccontato [...] di episodi e catture non vere. Per carità, non è stata la prima volta, né sarà l'ultima. Ma non è mai un bene abbeverare l'opinione pubblica al pozzo avvelenato della propaganda e della disinformazione." [Gianni Cipriani].

Le fotografie che testimoniavano la caduta di Tripoli scattate sulla piazza Verde, in realtà non sono state scattate sulla piazza verde.

"Il bunker di Bab al-Aziziya, l'ultimo baluardo del regime a Tripoli, è caduto dopo quasi due giorni di assedio. Nessuna traccia di Gheddafi, però, che nella notte ha fatto sentire la propria voce attraverso una radio locale: «Morte o vittoria contro l'aggressore», ha ripetuto il Raìs, aggiungendo che «la ritirata da Bab al-Aziziya è stata una mossa tattica. Ormai il compound era stato raso al suolo da 64 attacchi aerei della Nato». Dopo la presa del bunker, l'emittente televisiva al-Rai ha trasmesso un secondo messaggio di Gheddafi, in cui il Colonnello esorta «tutti i libici» a «essere presenti» nella capitale. «Giovani, membri delle tribù, donne», recita l'audio registrato, «dovete sparpagliarvi per tutta Tripoli e setacciarla per ripulirla dai traditori». [...] In nottata la tv al Arabiya, citando un testimone, ha detto che decine di missili Grad sono stati sparati su Tripoli. Poco dopo, sempre la tv araba ha aggiunto che combattenti fedeli a Gheddafi stavano attaccando la città di Ajelat, a ovest di Tripoli, con missili e carri armati. Nel corso della giornata, proprio mentre veniva attaccato il suo (presunto) rifugio, il Colonnello aveva discusso telefonicamente con il russo Kirsan Ilyumzhinovha, spiegando di essere a Tripoli: «Combatterò fino alla fine». [...] L'assalto al bunker del Raìs si è svolto dall'ingresso ovest. Una battaglia durissima. La Nato ha coperto l'avanzata delle milizie sul campo con bombardamenti a tappeto. Quando poi sono riusciti a varcare le mura di cinta, non hanno trovato molti nemici ad accoglierli. Il compound è collegato al mare con tunnel lunghi fino a 30 km. I ribelli si sono così addentrati nel dedalo di cunicoli, alcuni raggiungendo e saccheggiando l'arsenale. La battaglia, andata avanti per tre giorni e ancora in corso in alcune zone della città dove sacche di resistenza delle forze lealiste si oppongono agli insorti, è costata più di 400 i morti [...]. I ribelli che hanno scagliato l'ultimo decisivo attacco, si sono radunati intorno al monumento eretto in memoria del raid americano sulla capitale libica del 1986. Ed hanno inneggiato alla liberazione dal tiranno attorno alla nota statua del pugno dorato che stritola un caccia americano. [...] Gli insorti hanno anche decapitato la statua del colonnello posta all'ingresso dell'edificio principale [...] Nel caos della battaglia e nell'euforia per la vittoria, i ribelli hanno ammesso di essersi lasciati sfuggire due dei figli di Gheddafi, che si nascondevano all'interno del bunker Bab al-Aziziya. Saif al Islam e Mohammed erano già nelle mani delle forze rivoluzionarie, ma sarebbero riusciti a scappare. [...] La solita disorganizzazione delle milizie di stampo arabo, mirata disinformazione oppure il risultato di un complesso scacchiere fatto di spie straniere presenti sul suolo libico già da molti mesi? [...] Resiste ancora la città di Sirte, uno dei luoghi simboli del regime, da dove lunedì notte sono partiti tre missili scud intercettati dai caccia Nato e da dove sono partite truppe lealiste in direzione Tripoli, bloccate però dagli insorti. Sono in corso negoziati perchè Sirte si arrenda senza altro spargimento di sangue. Duri scontri sono invece in corso a Sabha, una località del deserto circa 600 chilometri a sud della capitale. [...][Corrieredellasera.it]. L'amministrazione statunitense e, in particolare il Pentagono, si dice preoccupata per la possibilità di depositi di armi chimiche. Proprio per questo, non appena la situazione si sarà calmata, verranno mandati agenti speciali che con i ribelli andranno alla ricerca degli arsenali nel paese. Un centro di ricerca nei pressi di Tripoli ha in magazzino uranio e altro materiale che potrebbe essere usato per fare una "bomba sporca" nucleare e i ribelli libici dovranno mettere in sicurezza lo stock, ha detto oggi un ex ispettore dell'Onu. [...]" [Reuters]

"Costretti a scappare per le scale, salendo di piano in piano, per sfuggire ai proiettili delle truppe pro Gheddafi che pattugliano la hall dell'albergo, con il timore di essere usati come ostaggi. Mentre gli insorti e gli abitanti di Tripoli festeggiavano la conquista del compound-bunker di Gheddafi, una trentina di giornalisti stranieri si sono ritrovati prigionieri nell'Hotel Rixos, rimasto saldamente in mano alle truppe lealiste. [...]" [Corrieredellasera.it].

"Un ufficiale della Nato ha dichiarato alla Cnn che le forze speciali hanno condotto nei giorni scorsi operazioni a Tripoli e in altre citta' per sostenere gli insorti. Alcune di queste unita', ha spiegato, hanno viaggiato insieme ai ribelli mentre avanzavano verso Tripoli. Tra i compiti delle forze speciali multinazionali, il supporto all'organizzazione delle truppe dei ribelli e al mantenimento delle comunicazioni. Le unita' si sono occupate anche della raccolta di informazioni militari sugli obiettivi da colpire nei raid dell'Alleanza. Secondo l'ufficiale Nato, le unita' del Qatar e della Francia hanno fornito anche armamenti agli insorti." [AGI]
I consiglieri militari francesi, britannici - ma anche statunitensi e italiani la cui presenza in Libia è stata più volte rilevata negli ultimi mesi - non rispondono del loro operato alla Nato ma dipendono direttamente dai singoli Paesi. Gli stessi che hanno fornito in segreto armi ai ribelli utilizzando lanci paracadutati o sbarcandoli a Bengasi e Misurata sotto la copertura degli "aiuti umanitari" come hanno rivelato al Sole 24 Ore fonti ben informate. [...] Forze speciali francesi, personale statunitense di Cia e Special forces, contractors e squadre dello Special air service britannici insieme a incursori italiani assistono i ribelli nell'impiego di armi complesse come i missili anticarro e l'artiglieria e soprattutto fungono da ponte per trasferire ai reparti degli insorti sul terreno le informazioni fornite dall'intelligence e dai velivoli di ricognizione e sorveglianza, inclusi gli aerei teleguidati che tengono sotto controllano l'area di Tripoli. Gli insorti non hanno la capacità di gestire le sofisticate apparecchiature (peraltro segrete) necessarie a ricevere ed analizzare dati e immagini provenienti dagli aerei alleati e non sono addestrati a combattere con il supporto ravvicinato degli elicotteri d'attacco Apache, Gazelle e Tigre messi in campo dai franco-britannici. Per questo i consiglieri militari stranieri hanno svolto un ruolo di primo piano nell'offensiva che ha portato a Tripoli almeno 3 mila insorti, coordinando l'avanzata spianata dai velivoli alleati che in cinque mesi hanno effettuato oltre 20 mila missioni distruggendo 5 mila obiettivi tra i quali 800 mezzi corazzati e pezzi d'artiglieria. Secondo Debka i consiglieri militari occidentali costituiscono uno degli obiettivi della controffensiva scatenata nella capitale dalle truppe lealiste che a Tripoli disporrebbero di 5 mila combattenti ben addestrati e di altri 15 mila ancora operativi nel resto del Paese. Numeri e valutazioni difficili da verificare. [...]" [Gianandrea Gaiani].

"Mentre Tripoli è stretta nella morsa dei ribelli, il presidente venezuelano Hugo Chavez torna ad attaccare l’imperialismo degli Stati Uniti e dei suoi alleati europei, colpevoli a suo dire di aver perpetrato "un massacro" in Libia con il solo obiettivo di mettere le mani sulle risorse petrolifere del Paese. "Oggi assistiamo alle immagini dei governi democratici d’Europa, non tutti, insieme al governo degli Stati Uniti, che si definisce democratico, mentre distruggono Tripoli con le loro bombe", ha dichiarato Chavez. [...]" [Ilgiornale]

"[...] Si stima che 100-200 combattenti ribelli sono emersi in prossimità del lato sud del Distretto di Zawiyah(Zawiya), a circa 50 chilometri (31 miglia) ad ovest di Tripoli. Sostengono di aver preso la città di Sorman (Surman). Queste affermazioni sono prive di fondamento. Quello che è successo è che alcuni degli insorti sono passati semplicemente attraverso Sormon in autostrada, nel tragitto per attaccare Zawiyah. I media occidentali riportano la notizia che i ribelli controllano la maggior parte della città di Zawiyah. Questa affermazione è infondata. In realtà, le forze ribelli hanno semplicemente alzato la bandiera di Re Idiris in una zona remota del Distretto Zawiyah e poi hanno rapidamente lasciato quella zona e hanno fatto alcune foto per i giornalisti stranieri per dare l’impressione che avevano un punto d’appoggio a Zawiyah. I combattenti ribelli sono restati nella loro postazione a Zawiyah solo per qualche ora. La popolazione locale era ostile verso di loro e avevano timore di rimanere più a lungo. Il loro scopo principale era quello di distruggere la raffineria di petrolio nella zona. [...]" [Agoravox]

Insomma, mentre i giornalisti bramano la notizia e 'vendono la pelle dell'orso' senza ancora averlo preso, in realtà a conti fatti parrebbe che la lunga rivolta libica sia stata condizionata da numerosi fattori intervenuti sul campo, quali il decisivo intervento della NATO dai cieli e di forze speciali occidentali via terra, della completa impreparazione militare degli insorti, del vasto appoggio popolare di cui ancora gode il Rais e della sua indomita volontà di resistere fino alla fine, tutti fili di una complessa matassa che molti media vorrebbero già sciolta ma che in realtà pone ancora molti problemi tattici da risolvere.


Fonti :

Ilsalvagente.it

Corriere.it/esteri/

Agi.it

Reuters.com

Ilsole24ore.com

Ilgiornale.it

Agoravox.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Sabato 27 Agosto 2011 09:47
 
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