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L'attentato a Oslo PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico Pavan   
Domenica 24 Luglio 2011 09:41
Nella foto, scattata da un elicottero della polizia norvegese, il killer (cerchio rosso in alto a destra) sta per uccidere una delle sue vittime (cerchio in basso a sinistra).

Cresce il numero delle vittime dei due attacchi che ieri hanno fatto precipitare in un incubo la tranquilla e aperta Norvegia, a Oslo - dove un'autobomba ha provocato la morte di 7 persone - e nell'isola di Utoya dove un killer travestito da poliziotto ha radunato centinaia di ragazzi che partecipavano ad un campo estivo dei giovani laburisti, uccidendone almeno 68, forse di più. Il Paese è sotto shock: sono 76 le vittime accertate finora di quella che il premier laburista Jens Stoltenberg ha definito una "tragedia nazionale", la "peggiore dalla Seconda guerra mondiale", ma il bilancio potrebbe aggravarsi ancora. Una ventina di feriti sono in gravi condizioni e quattro, cinque persone mancano ancora all'appello ad Utoya, mentre nei palazzi di Oslo devastati dalla bomba - che si trovava all'interno di un'auto, ha chiarito la polizia - si trovano ancora corpi.
Un memoriale di 1500, «2083 Dichiarazione d'Indipendenza Europa», con il progetto dell'attentato di Oslo. Lo ha scritto Anders Behring Breivik (pronuncia norvegese: ['andəʂ' essere ː rin 'bræɪvi ː k] , nato a Londra il 13 febbraio 1979), l'uomo arrestato per la strage di Utoya e per l'esplosione in città a due passi dalla sede del primo ministro norvegese. Breivik è cresciuto nei quartieri ricchi di Oslo. Ha frequentato la Smestad Grammar School, Ris Junior High, Hartvig Nissen High School e la Scuola Commerciale di Oslo. Quando Anders ha raggiunto l'adolescenza il suo comportamento è diventato più ribelle e capriccioso. Fan della musica pop, Anders e la sua banda di amici trascorsero le serate in giro per la capitale, graffitando gli edifici. Nel suo manifesto, Anders ha affermato che dopo essere stato sorpreso a spruzzare graffiti sui muri, suo padre naturale ha interrotto ogni contatto con lui. Breivik ha preso corsi di studio online su Small Business Management presso l'università. Un ex compagno di classe ha ricordato che lui era uno studente intelligente, che spesso si prese cura di persone che sono state vittime di bullismo. Per qualche tempo ha lavorato al servizio clienti di una azienda. Un ex collega di lavoro lo ha descritto come un collega eccezionale, mentre un suo amico intimo ha dichiarato che possedesse un grande ego e che si irritava facilmente interloquendo di persone originarie del Medio Oriente e del sud-est asiatico. Militesente, è stato descritto come un mammone che non ha lasciato casa prima dei trent'anni e parco di amici veri. Sembra certa invece la sua apprtanenza a qualche loggia massonica, da cui sarebbe stato immediatamente espulso dopo i ben noti fatti di sangue.
Breivik stava preparando gli attentati almeno dall'autunno del 2009, quando il voluminoso documento è pubblicato su internet, la cui stesura avrebbe avuto inizio nel 2002; egli ha dichiarato che per l'attentato ha speso una piccola fortuna, ovvero 317mila euro per i preparativi, oltre ad un mancato guadagno in questi anni stimabile attorno ai 130mila euro. Nel memoriale, il norvegese spiega nei dettagli i preparativi della spedizione, invocando «l'uso del terrorismo come mezzo per risvegliare le masse», e dice di aspettarsi di essere ricordato «come il più grande mostro dopo la Seconda Guerra Mondiale». Sulla pagina “Facebook” – sempre che sia la sua – il presunto killer si descrive così: conservatore, di fede cristiana, ama la musica classica e i videogiochi Modern Warfare 2 (di guerra) e World Warcraft. I suoi film preferiti sono il Gladiatore e 300, quest’ultimo dedicato alla battaglia delle Termopili e al sacrificio dei guerrieri spartani per fermare i persiani. Su Twitter, nella sua pagina, ha lasciato un solo messaggio che afferma che una singola persona dotata di fede ha la stessa forza di cento mila mosse dal solo interesse personale (citazione presa dal filoso inglese John Stuart Mill). Secondo la stampa Breivik è poi membro di una loggia massonica – la «San Giovanni Olaus dei tre pilastri» – il cui motto è «Dalle tenebre alla luce». L’uomo, aveva un appartamento a Oslo, ma di solito risiedeva in una fattoria a 150 chilometri da Oslo (contea di Hedmark) e questo gli ha permesso di acquistare, in poche settimane, ben 6 tonnellate di fertilizzante impiegato – sembra – per preparare la trappola esplosiva. Possibile anche che abbia usato la campagna circostante per allenarsi a sparare.

Non è l’unico messaggio lanciato nel web da Breivik, che un anno e mezzo fa circa, sempre in internet, apostrofò Gro Harem Brundlandt come “assassina del paese” e continuava affermando che “chiunque non segue le indicazioni dell’assassina del paese Brundlandt è considerato razzista”.
La Brundlandts, appartenente al partito laburista, è stata primo ministro della Norvegia con ben tre mandati tra il 1981 e il 1996 e si trovava in carica nel 1993 quando vennero conclusi ad Oslo gli accordi di pace israelo-palestinese tra Rabin e Arafat. Proprio ieri la donna aveva preso parte alla riunione dei giovani laburisti dove ha tenuto un discorso, poche ore prima che iniziasse la sparatoria che ha provocato la morte di 84 persone.

A confermare le ipotesi che il killer sia proprio il conservatore Breivik è la testimonianza di una giovane sopravvissuta, che ha così raccontato la dinamica della sparatoria ad una tv locale: “Camminava lentamente lungo l’isola e ha sparato contro tutti. Poi si è avvicinato verso il posto dove ero seduta e ha aperto il fuoco uccidendo subito dieci persone. La cosa strana è che era così calmo. Sono riuscita a salvarmi perchè mi sono buttata in acqua”. La giovane continua poi dicendo: “Ci siamo riuniti per parlare di quanto era appena accaduto a Oslo quando abbiamo sentito gli spari. Sul momento non gli abbiamo dato importanza, poi tutti hanno iniziato a scappare”. Improvvisamente si è creato il caos più totale, c’era chi scappava nei boschi o chi ha deciso di gettarsi a mare, ma sempre la ragazza racconta come l’autore della strage abbia cominciato a sparare all’impazzata, puntando dei colpi anche verso il mare. Durante la notte, in seguito all’attentato, la polizia ha setacciato l’intera zona alla ricerca di sopravvissuti e sono state rinvenute anche delle bombe, che per fortuna non sono esplose.

In realtà trattasi di ben due attentati: prima vi è stata una potente esplosione presso la sede del governo di Oslo a cui ha fatto seguito una sparatoria sull’isola di Utoya, distante un 30 km dalla capitale norvegese, dove erano riuniti un gruppo di giovani laburisti. Agghiacciante la ricostruzione della carneficina di Utoya, in base ai racconti dei ragazzi sopravvissuti, riuniti sull'isola per un campo estivo del partito laburista. Vestito da agente di polizia, Breivik "è sceso dalla macchina e ha mostrato i documenti. Ha detto che era stato mandato per controllare le misure di sicurezza, che era un controllo di routine dopo l'attacco terroristico di Oslo". Ha radunato i ragazzi ed ha cominciato a fare fuoco, con freddezza, urlando che dovevano morire tutti. Molti hanno cercato di scappare in acqua, altri si sono nascosti, qualcuno si è finto morto per scampare alla follia omicida.

Sulle prime molti dei ragazzi, di età compresa fra i 15 e i 25 anni, non hanno realizzato che erano in pericolo. Nicoline Bjerge, 21 anni, ha riferito al quotidiano Dagbladet che aveva inizialmente pensato a fuochi d'artificio, poi "quando la gente ha cominciato a correre e urlare", ho realizzato "che qualcosa di grave stava accadendo". E questo perchè in realtà le nostre moderne società ipertecnologiche fatte di persone viziate e svogliate, non abituate alla morte e alla sofferenza, hanno permesso di allevare figli debosciati ed incapaci di reagire al minimo cambiamento, pronti solo se guidati dalle figure genitoriali, piccoli arroganti incapaci di crescere, non importa se hanno 15anni o 40, eterni Peter Pan del nuovo occidente. Ecco come si spiega l'inadeguatezza e l'incapacità di prendere decisioni rapide da parte delle povere vittime di fronte ad un'unica persona. Cronaca già vissuta nelle scuole statunitensi. Nicoline si è nascosta assieme ad altri in una buca fra le rocce dell'isola e non ha potuto aiutare chi è rimasto all'esterno, alla mercè di Breivik. "Sentivamo che sparava alla gente vicino a noi. Li inseguiva e non potevamo rischiare di rivelare il nostro nascondiglio. Lo abbiamo sentito passare molte volte", ha raccontato, aggiungendo che le raffiche di colpi da fuoco partivano ogni dieci secondi. Ali al Hatem, 17 anni, ha raccontato alla tv Nrk di essersi buttato a terra quando ha sentito un colpo d'arma da fuoco passare sopra la sua testa. Poi, ha aggiunto, "ho soltanto corso, corso, e mi sono nascosto sulla riva dell'isola".

LA DICHIARAZIONE D'INDIPENDENZA - Fregiata di simboli celtici e richiami alla storia dei cavalieri templari, dalla ricerca del sacro Graal alla croce di Gerusalemme, il libro è firmato dall'attentatore che per l'occasione ha usato la versione anglosassone del proprio nome: Andrew Breivik (il suo vero nome è anders Behring Breivik). Nel memoriale, intitolato A European Declaration of Independence - 2083, nel quale invoca una rivoluzione europea contro il marxismo, l'islam ed il multiculturalismo, il norvegese spiega nei dettagli i preparativi della spedizione, invocando "l'uso del terrorismo come mezzo per risvegliare le masse", e dice di aspettarsi di essere ricordato "come il più grande mostro dopo la Seconda Guerra Mondiale". Emergono anche contatti con l'estrema destra Inglese. Tra i destinatari, la parlamentare di Tampere del partito dei 'Veri finlandesi', Terhi Kiemunki. Lo rivela un quotidiano di Helsinki, Iltalehti, secondo il quale Breivik ha spedito il suo manifesto alle 14.20 di venerdì scorso, ovvero appena un'ora prima dell'esplosione che ha sconvolto il centro di Oslo. Il partito dei 'veri finlandesi' nel marzo scorso è balzato al 19% diventando la terza forza politica del Paese.  Ricco di lunghi riferimenti storici, il manifesto contiene molti dettagli sulla personalità dell'assassino, sulle modalità per preparare ordigni esplosivi e sull'addestramento all'uso delle armi da fuoco. Il documento diventa molto preciso nei tre mesi che precedono l'attacco, per poi concludersi così: "penso che questo sarà il mio ultimo intervento. E' venerdì 22 luglio, 12.51", ossia poco meno di tre ore prima dell'esplosione di un'autobomba nel centro di Oslo.

Per raccontare la tenebra da cui è uscito Anders Behring Breivik e che altri come lui incuba, per definire il bolo di odio che avvelena la Norvegia e un pezzo di Europa, bisogna dimenticare la storia del Novecento e le sue categorie politiche.

E convincersi che persino parole come "Destra", "Fascismo", "Nazismo" possono risultare vuote, quantomeno inadatte. Bisogna immaginare una subcultura nazionalista contagiosa, cresciuta all'ombra di un Pantheon impazzito che tiene insieme la Bibbia e il rock Black Metal, il Compasso e le Crociate, il "paganesimo Odinista" con le sue reminiscenze di miti nibelungici. Tolkien con John Stuart Mill. Che ha in odio i religiosamente diversi - musulmani ed ebrei - i socialmente assistiti, i padroni della globalizzazione mercatista (le banche), la solidarietà marxista e laburista. Ugo Maria Tassinari, tra i più attenti studiosi dell'evoluzione delle destre in Italia e in Europa, spiega: "Lo sterminio di Oslo è l'espressione di un integralismo nero da terzo Millennio. Che esalta l'identità, nell'odio della modernità. E che ha rimesso al centro la Croce. Si badi bene, non il cattolicesimo. Ma un cristianesimo declinato in chiave ideologicamente violenta, intollerante".
Non è storia di ieri. Ma di almeno un decennio, ormai. Almeno in Norvegia. Dove a metà degli anni '90 si fa strada un uomo che organizza "conferenze antisioniste", parla con l'enfasi del messia e la violenza verbale dell'angelo vendicatore: Alfred Olsen. Il tipo, descritto come "mentalmente instabile" e che ha per altro legami di nascita con l'Italia, battezza il "Movimento di Resistenza Popolare. L'alternativa Cristiana". Ne definisce il manifesto. Dove, tra l'altro, si legge: "È necessario lottare contro il capitalismo di stato marxista, iI capitalismo liberale, la massoneria e altre idee anti-cristiane. Combattere l'infiltrazione di agenti stranieri nel nostro governo. Opporre la disseminazione di propaganda razzista-sionista in occidente, propaganda tesa a influenzare i cittadini contro la tradizione cristiana. Svelare e combattere la propaganda sovversiva nella scuola, nella stampa, nella radio, nella televisione, nel cinema e nella educazione in genere". Sono parole che trovano terreno fertile, soprattutto che suonano familiari, perché incrociano una subcultura giovanile nera che, in Norvegia, proprio in quegli anni, la metà dei '90, e di lì in avanti, si divide tra forme di neointegralismo cristiano e un neopaganesimo satanista che pesca a piene mani nel mito della fratellanza di sangue tra i popoli di origine germanica.

Di questa seconda "famiglia nera" è massimo interprete Varg Vikernes, cantante di "black metal". Nel 1991 ha fondato il progetto musicale "Burzum" (termine che significa "tenebra" e che Vikernes mutua dal "Signore degli anelli" di Tolkien) e ha assunto il nome d'arte di "Conte Grishnackh" (anche questo ispirato alla letteratura di Tolkien). Il "Neo-Volkish Heaten Front", formazione neonazi, lo adotta e ne succhia la popolarità. Anche da galeotto, perché Vikernes finisce in carcere per aver ucciso Oystein Aarseth, suo compagno di band. Dietro le sbarre, "il Conte" si fa filosofo e comincia a mettere mano a un manifesto che battezza "Vargsmal", "il discorso del lupo", dove il mito di Odino incrocia le fondamenta ideologiche del Nazismo, l'abbraccio ai temi dell'eugenetica diventa appassionato e il Paganesimo viene declinato in pochi e riconoscibili valori: "lealtà, coraggio, saggezza, disciplina, amore, onestà, intelligenza, bellezza, responsabilità, salute, forza". Vikernes finisce di scontare la pena nel maggio di due anni fa, ma appena sei anni prima, durante un breve permesso di uscita dal carcere, si fa sorprendere in fuga su un'auto rubata dove la polizia trova un fucile semiautomatico da guerra, una pistola, numerosi coltelli, maschere antigas, un sistema di rilevamento di posizione gps e tute mimetiche.

Tutto ciò che si muove fuori da questo perimetro "iniziatico" e "suprematista" bianco (da questo punto di vista c'è più di un'assonanza tra l'orrore di Oslo e la strage di Oklaoma City di Timothy Mc Veigh, 19 aprile 1995, 168 i morti), sia nella sua declinazione "cristiana", che in quella "pagana", non ha diritto di cittadinanza politica. Neppure se si tratta di partiti di destra come il "Fremskritt Partiet", il Partito del Progresso. Colpevoli di una "correttezza politica" che ne snatura l'afflato ideologico e mistico.

"Evidentemente c'è uno specifico nord-europeo in quel che è accaduto e accade in Norvegia - spiega ancora Tassinari - ma non c'è dubbio che una parte almeno di questa eco nera che in generale definirei scandinava, ha in questi anni contagiato buona parte dell'Europa, dove assistiamo a dinamiche molto simili con il progressivo distacco e polverizzazione di culture di destra xenofobe che assumono quasi il tratto di sette, esercitando una forte attrazione su chi, i più giovani, vive lo smarrimento di un tempo difficile, socialmente ed economicamente". Qualche sigla. In Italia, con "Militia Christi" e "Forza Nuova". In Inghilterra, con l'English Defence League (EDL). In Olanda, con il movimento xenofobo "Partito della Libertà" guidato da Geert Wilders e la "Dutch defence league". In Francia, con la "Ligue Francaise de Defence". Per non dire dei Paesi dell'ex Blocco sovietico e della ex Yugoslavia, dove la pressione nazionalistica resta fortissima e diventa un significativo moltiplicatore di ricerca identitaria.

Quella cui il "Conte" Vikernes, dal carcere, invitava i suoi adepti. Con queste parole: "È giunto il momento di bandire il fantasma nazista che per 60 anni ha spaventato l'Europa, per cominciare a occuparci delle cose che ci sono care". 

Fonti:

2083 - A European Declaration of Independence (EN)


IlCorrieredellaSera.it


IslamWatch.org

Wikipedia

Fjordman blog

BolognaNotizie.com


YouTube


LaRepubblica.it

Il Manifesto di Unabomber

The Eurabia Code (EN)

Ultimo aggiornamento Martedì 26 Luglio 2011 15:54
 
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