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Il commerciante e la legittima difesa PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico Pavan   
Venerdì 26 Febbraio 2010 10:43

 

 

Alcuni recenti articoli pubblicati da noti quotidiani nazionali recitano così: "E' stata archiviata la posizione del gioielliere di Cinisello Balsamo che reagì ferendo un rapinatore in un tentativo di rapina nella sua gioielleria. Il giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Monza, al termine del processo con rito abbreviato ha invece condannato i due albanesi che nell'aprile del 2009 rapinarono la gioielleria. Il gioielliere, aggredito e picchiato con violenza, ferì uno dei due rapinatori con la sua pistola calibro 22 regolarmente detenuta. Il gup Claudio Tranquillo ha condannato Mani Blerim, il rapinatore rimasto ferito, a 12 anni e 4 mesi di reclusione e il suo complice, Roland Kaci a 11 anni. Definitivamente archiviata dunque la posizione di Radolli al quale è stato riconosciuto di aver agito in stato di necessita' per legittima difesa." [La Repubblica]

"Un anno e otto mesi per omicidio colposo: questa la sentenza della prima Corte d'Assise di Milano per il tabaccaio Giovanni Petrali, 74 anni, imputato di omicidio volontario e tentato omicidio. Il fatto risale al 17 maggio del 2003, quando il tabaccaio sparò a due rapinatori in fuga dopo una rapina nella sua tabaccheria. Il reato di omicidio volontario è stato derubricato dai giudici: Giovanni Petrali è stato condannato a un anno e otto mesi per l'omicidio colposo del rapinatore Alfredo Merlino, per lesioni colpose ai danni del complice Andrea Solaro e per aver utilizzato l’arma, regolarmente denunciata e posseduta, fuori dalla tabaccheria A Petrali è stata riconosciuta l'attenuante della provocazione. Il risarcimento ai familiari del morto e del ferito sarà stabilito in un separato rito civile". Al processo ha assistito anche Giuseppe Maiocchi, il gioielliere che fu processato insieme con il figlio con l'accusa di aver ucciso un rapinatore, e che è diventato amico di Petrali: «Mi è sembrato giusto venire qua e partecipare. "Spero che sia assolto», aveva detto in mattinata. Giuseppe Maiocchi e il figlio Rocco furono condannati rispettivamente a un mese e a 18 mesi di reclusione,  con la sospensione condizionale della pena, per lesioni personali e omicidio colposo. Il rapinatore, rimasto ucciso dall'unico proiettile sparato da Rocco, era un ragazzo montenegrino di 21 anni; il pm aveva chiesto 10 anni per entrambi. «In queste vicende ci sono sempre le vittime, ci sono quelle che muoiono e quelli che restano - ha detto Maiocchi-. Uno non vorrebbe mai fare certe cose, ma in queste situazioni alle volte ci si trova. Molte volte ho pensato che se il colpo sparato fosse andato in un'altra direzione sarebbe finita diversamente. Abbiamo tutti il rimorso». Maiocchi si è detto pronto a partecipare alle ronde di cittadini, rese legali dai nuovi provvedimenti sulla sicurezza: «Spero di poter partecipare, dal momento che solamente un mese fa ho subito un altro furto in casa. Lo Stato ormai non è in grado di garantire la sicurezza e ci dobbiamo pensare noi cittadini, facendo ronde che però non devono diventare Far West. Le pistole vanno usate solo per necessità. Io alle ronde andrei con il telefonino»". [Il Corriere].

"Si è impiccato Massimo Mastrolorenzi, il gioielliere che il 9 maggio 2003 sparò e uccise due rapinatori nel suo negozio di Testaccio a Roma. Il corpo è stato ritrovato legato ad una corda nel corridoio di casa nella zona Casalotti, alla periferia della città. Pochi giorni fa le accuse nei suoi confronti erano cambiate diventando più gravi: da eccesso di legittima difesa a duplice omicidio volontario. [...] Il gioielliere viveva una vicenda giudiziaria molto complessa. Giampaolo Giampaoli e Roberto Marai, 32 e 25 anni, entrarono nel suo negozio, lo picchiarono e lo legarono, lui però riuscì a liberarsi e impugnata l' arma sparò cinque colpi di pistola, che uccisero i due uomini. Dopo oltre un anno le indagini si conclusero: secondo il pm Erminio Amelio, la condotta del gioielliere, indagato a piede libero, andava inquadrata nella fattispecie dell' omicidio volontario. Mastrolorenzi, dopo essersi liberato delle fascette di plastica che gli stringevano i polsi, impugnò la sua pistola, una calibro 38 special Smith&Wesson, ed esplose cinque colpi: due raggiunsero Giampaoli, due Marai, uno finì contro la vetrina. Ma l' arma delle vittime, afferma il magistrato, era una pistola a salve, che non subì "alterazioni della struttura né modifiche in grado di renderla offensiva". Da qui la catalogazione come "arma giocattolo di libera vendita». Mastrolorenzi, prima di essere rinviato a giudizio per eccesso colposo di legittima difesa il 20 ottobre del 2006, era stato prosciolto, l' 11 marzo del 2005, dal gup Giorgio Maria Rossi che aveva ritenuto che l' imputato avesse agito per legittima difesa. La sentenza era stata annullata successivamente dalla quarta Corte d' appello per vizi di forma e il procedimento era tornato, quindi, al vaglio del giudice di primo grado. [...] [La Repubblica].

E si potrebbe andare avanti, anzi, indietro nel tempo per trovare molti, troppi casi di cronaca nera sfociati in tragedia, ma per i commercianti, oltre che per i rapinatori s'intende. Peccato che chi scelga di commettere la rapina lo faccia volontariamente, chi invece è costretto a subirla non operi questa scelta di sua sponte. Insomma chi decide di vivere onestamente svolgendo un'attività normale in caso in cui voglia difendere il proprio patrimonio, messo su con enormi sacrifici personali, o la propria vita, si trovi costretto a fare appello a tutta la propria volontà e coraggio, attuando un gesto estremo di difesa, per poi concludere il tutto finendo in tribunale. Eppure il Dlg del 26/01/2006 della Camera afferma che il commerciante non rischia più il carcere per eccesso di legittima difesa se dovesse aprire il fuoco ad un ladro armato entrato in casa o nel suo negozio e che non dovesse desistere dal minacciare violenza. In pratica una modifica all'articolo 52 del C.P. (G. Uff. n. 51 del 2-3-06 ) che così recita:

Art. 1.

(Diritto all’autotutela in un privato domicilio)

1. All’articolo 52 del codice penale sono aggiunti i seguenti commi:

"Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:

a) la propria o altrui incolumità;

b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.

La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale".

Ma allora che cosa non funziona? Come mai difendersi è ancora un reato mentre minacciare la vita di qualcuno continua a riempire le colonne dei giornali? Si tratta di una evidente incompetenza degli organi giudiziari a mettere in atto le leggi esistenti oppure ci sono ancora troppe falle ed incongruenze nel nostro amplio e complesso sistema legislativo? Credo che dopo avere letto questo breve pezzo ognuno possa trarre le conclusioni che voglia, l'importante nella vita di oggi è di non svolgere un'attività commerciale ne pensare di difendere la propria vita o quella altrui in nessun modo perché se, come fu detto una volta, Cristo si fermò ad Eboli, lo Stato e la Magistratura nemmeno sono partiti !

Federico Pavan

Ultimo aggiornamento Venerdì 26 Febbraio 2010 15:55
 
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