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Uno degli elementi caratterizzanti l’evoluzione demografica del nostro paese è costituito dal progressivo ed inarrestabile processo di invecchiamento della popolazione.
Accanto a tale processo si sta sviluppando un mutamento delle rappresentazioni sociali dell’anziano che porta a ridefinirne l’identità su nuovi paradigmi: il mantenimento di un ruolo attivo e non sussidiario, le esigenze di conoscenza, svago e divertimento, il raggiungimento del benessere fisico e psichico, le esigenze di motricità, legate allo svolgimento di attività ricreative e sportive. Oggi l’anziano, oltre a formulare delle domande sulla sua salute, proprio per la larga disponibilità di tempo libero, esprime bisogni di istruzione, di svago, di divertimento, di conoscenza in senso lato.
Anche se non è l'immagine tradizionale, la visione di una persona anziana che fa ginnastica, arti marziali od una semplice "corsetta" non è più così rara e si vanno diffondendo sempre più centri pubblici o privati che offrono attività motorie per gli anziani. Nell’ambito sportivo si sono costituite forme attive di auto-organizzazione, risultato di particolare interesse che contribuisce a rafforzare l’immagine di una terza età desiderosa di essere parte viva del sociale. Un esempio per tutti "La Lega anziani in movimento". Inoltre nei "siti per" o "gestiti da" anziani sono abbondantemente diffuse e trattate le questioni relative al movimento e allo sport come fattori di salute. Ma non è trascurata anche l’offerta di consigli e suggerimenti per esercizi, ginnastiche dolci fai-da-te, ecc. Si va definendo una nuova etica sociale, l’anziano è una persona che vuole far emergere la propria soggettività, avere cura di sé, aumentare la qualità della loro speranza di vita anche attraverso l’attività motoria, cosi come attraverso le "ginnastiche per la mente". Nell’anziano va rafforzandosi sempre di più la coscienza, la cura e la considerazione della corporeità. Ciò, ha fornito la possibilità di affermarsi in maniera più sistematica la consapevolezza dei benefici psichici e in generale psicofisici dello sport.
E' necessario, perciò, che vengano approfonditi i termini generali del rapporto tra movimento ed invecchiamento per potere meglio valutare i rischi ed i benefici di tale attività per i soggetti appartenenti alla "terza età".
La longevità è sicuramente un prodotto di fattori genetici che fissano dei limiti temporali: la longevità è specie-specifica (si può fare vivere un topo qualche mese in più, ma non arriverà mai a vivere cinquanta anni come un ippopotamo), è legata al sesso (le femmine di quasi tutte le specie, dagli insetti ai primati, vivono di più), dipende dalla longevità dei progenitori ed è più simile nei gemelli mono-ovulari che in quelli bi-ovulari. Ma è altrettanto evidente che questi limiti sono "ambiti di fluttuazione" per usare un termine termodinamico: cioè non sono "rigidi" e molti fenomeni possono influire sull'ampiezza di questi limiti.
Il movimento e l'attività fisica sembrano essere uno di questi fenomeni, ma il movimento influenza positivamente o negativamente la longevità? L'evidenza in campo umano è stata a lungo contraddittoria.
Intanto vi è abbondantissima letteratura sugli effetti negativi della immobilizzazione che appare un vero e proprio fattore di rischio a tutte le età, con effetti catastrofici nell'età anziana; ma anche il semplice "disuso" comporta una serie di effetti deleteri per l'organismo tanto da agire come un acceleratore dei processi di invecchiamento.
Ma dove agiscono e quali sono i processi che permettono una migliore qualità della vita nei soggetti che praticano una attività fisica?
Il movimento muscolare mette in azione numerosissimi meccanismi biologici che interagiscono, attraverso complicati processi chimici, con tutti i nostri organi ed apparati. Quando eseguiamo anche un modesto sforzo il cuore accelera i propri battiti, il sangue scorre più velocemente, la respirazione si fa più profonda e frequente, la pressione del sangue sale, vengono consumate alcune sostanze ed altre ne vengono prodotte.
Tra le sostanze che vengono utilizzate molta importanza hanno i grassi che tranquillamente riposano nei loro depositi o circolano in vene ed arterie. Se in un soggetto giovane i danni che questi materiali possono provocare sono modesti, in quanto i grassi vengono facilmente utilizzati come materiale energetico nell'attività fisica e di costruzione che quotidianamente compiono tali individui, nei soggetti anziani (e non necessariamente troppo avanti negli anni!) i grassi si depositano sulle pareti dei vasi, specialmente nelle arterie, provocando l'ateroscelosi, molto pericolosa soprattutto se colpisce il cuore ed il cervello. Molti studi sostengono l'ipotesi che il lavoro muscolare di tipo aerobico (cioè di bassa intensità) eseguito con regolarità protegga dalle malattie cardiovascolari, specie se associato ad una dieta appropriata. Anche l'osteoporosi, degenerazione delle ossa che si verifica sovente nella terza età con fragilità delle stesse e pericolo di fratture, migliora in seguito alla attività fisica, in quanto la pratica di queste attività sportive porta ad un aumento del contenuto minerale delle ossa ed ad un favorevole rimodellamento delle loro strutture interne. Ma quanto deve essere intensa l'attività fisica in un soggetto anziano affinché essa sia efficace e favorevole? Esiste un limite oltre il quale può risultare dannosa?
Una attività fisica costante (con un dispendio energetico settimanale minimo di 500 kcal e massimo di 3500 kcal) vi é un incremento di longevità, con riduzione del rischio di morte (dal 30% al 50% in meno) e con un guadagno, rispetto ai sedentari, di 2.33 anni di vita; e questo avviene a tutte le età. Infatti, anche per le classi di età più elevate si mantiene il vantaggio in modo assai evidente. Ma se andiamo a verificare l'effetto di uno sport "ad alta intensità" (più di 3500 kcal settimanali) sulla longevità di un soggetto, vediamo che esso è nullo, anzi può diventare negativo, dopo i 70 anni. In conclusione: l'attività fisica, fisiologica nei bambini, dovrebbe essere parte della vita quotidiana ad ogni età, naturalmente se non vi sono patologie in atto tali da controindicarla. Essa, associata a regole di vita igieniche (alimentazione e fumo soprattutto), non deve trasformare tutti in maratoneti: è sufficiente una attività a bassa intensità, ma con impegno costante, come ad esempio una "corsetta" di non più di un'ora, tre volte la settimana. Cosa migliore sarebbe quella di rivolgersi ad un Maestro di arti marziali che, oltre a seguire l'anziano dal punto di vista psico-motorio, può infondergli quel giusto senso di autostima e di sicurezza attraverso l'insegnamento di tecniche di autodifesa, cosa pur sempre utile in una società (la nostra) sempre meno riconoscente, rispettosa e tollerante verso i "meno abili", per così dire.
Approfondimenti :
http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/09_settembre_07/anziani_tumore_cattive_abitudini_a54fccf2-9b7f-11de-88f0-00144f02aabc.shtml http://www.corriere.it/salute/reumatologia/09_maggio_07/esercizio_anti_cadute_anziani_c24d63aa-3b17-11de-b512-00144f02aabc.shtml http://www.my-personaltrainer.it/sport/apparato-respiratorio-anziani.html http://www.uisp.it/messina/aim_2.htm http://www.my-personaltrainer.it/ATTIVITA'_FISICA_E_TERZA-ETA.htm http://www.my-personaltrainer.it/osteoporosi-sport.html http://www.my-personaltrainer.it/osteoporosi.htm http://www.my-personaltrainer.it/ipertensione/ipertensione-sport.html |