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Negli ultimi anni si è assistito allo sviluppo ed alla diffusione presso i cosidetti civili di sistemi di combattimento a mani nude e di autodifesa di ispirazione israeliana e di derivazione prettamente militare, quali il krav maga, il kapap e l'haganà atzmit. Questi metodi di addestramento apparentemente rozzi ma molto pratici ed efficaci hanno trovato larga diffusione presso i non addetti ai lavori sia in seguito alla pressione mediatica sia perchè la civiltà moderna evolve verso strutture socialmente sempre più deviate ed instabili, ove la sicurezza dei cittadini è quasi ogni giorno cronaca nera per la carta stampata.
Dopo la diffusione delle arti marziali orientali di stile tradizionale, molto sopravvalutate soprattutto da Hollywood, operatori della sicurezza e civili si sono rivolti a stili più diretti e da strada, per così dire, per soddisfare le proprie esigenze. Quale posto migliore se non lo Stato di Israele per implementare e affinare un moderno e pratico sistema di combattimento? Il krav maga, forse il più noto e diffuso di questi metodi, nasce e si sviluppa proprio nelle caserme dei seal dell'IDF e dello Yamam, in risposta alla situazione di tensione perenne che grava sullo stato ebraico da decenni, e tratta tutti gli aspetti che riguardano la preparazione di un operatore delle forze di sicurezza che operi in uno scenario di crisi, sia esso un soldato, un poliziotto, un bodyguard o un civile.
Sebbene chi dovesse visitare le terre d'Israele potrebbe restare interdetto nell'apprendere che le palestre locali insegnano per lo più judo e tae kwon do, è proprio laddove esistono le forze maggiormente operative che il krav maga trova la sua massima espressione. Ahimè quando il modello di combattimento suddetto ha varcato quei confini per approdare nelle palestre occidentali ha subito la trasformazione operata dal consumismo e da modelli fatiscenti ed obsoleti quali quelli offerti ancora oggi dai sistemi più tradizionali di autodifesa.
In altre parole prima di tutto il krav maga è stato privato, senza ragione alcuna, di gran parte della sua componente di matrice militare, quindi rivisitato in chiave tradizionalista e spesso programmato attraverso l'introduzione di cinture, gradi e stage di approfondimento. Insomma il prodotto è stato snaturato della sua essenza guerriera e della sua efficacia bellica per divenire un oggetto commerciale, un ingegnoso e truffaldino metodo per far fare i soldi a qualche sedicente pluri-dan di pseudomaestro.
Prendere la cintura nera in un'arte marziale tradizionale è un percorso lungo e difficile che richiede anni di impegno e selezione, per cui qualcuno ha intuito la scorciatoia e si è affrettato a codificare il krav maga secondo criteri commerciali; istruttori che in un sistema tradizionale non supererebbero le prime cinture e che se facessero un corso nell'esercito israeliano nemmeno passerebbero le selezioni, oggi insegnano il krav maga come se essi stessi fossero dei sergenti istruttori esperti, dei veterani della guerra.
In pratica, e questo è capitato in Italia in modo particolare, si è assistito al fiorire di federazioni, palestre, istruttori e addirittura maestri improvvisati e pluridecoratisi (tra loro), millantatori di esperienze di guerra quando magari hanno fatto obiezione di coscienza, gente che spergiura di essersi addestrata in Israele (pochissimi lo hanno fatto in realtà) o addirittura istruttori che vantano di avere insegnato agli stessi israeliani a fare la guerra! Ma chi, noi? Il paese di Pulcinella e mandolino, quello che più di tutti ha collezionato figuracce in ambito miltare e dove parlare di porto di armi sconvolge la morale pubblica più che di parlare di mafia e di pedofilia nella Chiesa?
Eppure l'Italia è piena di responsabili unici, di maestri da tre giorni pieni di pezzi di carta ma con curricula da fare invidia a un berretto verde. Ma di questo mi voglio occupare in un articolo apposito. Ciò che quivi mi preme sottolineare di più è come questi istruttori dilettanti (e truffatori) insegnino il krav maga e come rubino i soldi agli allievi con ingegnosi stratagemmi. Uno di questi modi, forse il più diffuso in quanto è quello che maggiormente può trarre in inganno, è l'uso dello stage a pagamento per completare le tematiche del proprio corso.
Mi spiego. Il krav maga non è solo tecniche, pugni, leve, proiezioni e autodifesa da coltello e pistola, tutti aspetti basilari e propedeutici, il minimo comune denominatore che fa di un corso di livello base un corso di arti marziali moderne. Il krav maga deve necessariamente toccare i molteplici aspetti che un operatore della sicurezza si attende di affrontare, quali l'uso delle armi bianche e delle armi da fuoco, compresa l'arma lunga, l'uso di armi particolari come il kubotan, il pepper spray, il taser e il baton steel, l'uso e la difesa da armi improvvisate (bastone, catena, bottiglia rotta,...), lo studio approfondito del pre e post conflitto, l'addestramento a fuoco vero, l'aspetto medico e legale di una ferita, l'antiterrorismo, le tecniche di ammanettamento, le procedure SWAT, la scorta VIP, il mestiere del doorman, il k9, il lavoro a contratto ad esempio sulle navi, etc etc.
Potrei dilungarmi ma il concetto è chiaro: il krav maga è il sistema moderno più completo e i suoi istruttori devono rispecchiare necessariamente questa preparazione. Scorporare un corso di krav maga di tutte queste caratteristiche significa creare un corso di arti marziali tradizionali, povero di tecniche e spesso non corrispondente alla realtà in cui ci si confronta, che rischia di creare dei praticanti impreparati allo scontro fisico, psicologicamente fragili, sicuramente delusi. Ma la cosa più grave che può accadere è quella di inserire lo studio di alcune di queste discipline all'interno di appositi stage full immersion. Essi possono essere ammessi qualora o il tipo di attività da svolgere sia improponibile nell'ambito di una palestra, sia perchè richiedono molte ore e/o spazio all'aperto sia per esigenze organizzative, quali le esercitazioni a fuoco vero o i campi di sopravvivenza ad esempio.
Ma nei casi facilmente affrontabili all'interno di un programma serio e ben strutturato come il corso annuale di krav maga, sarebbe un vero e proprio furto svolgere tali corsi (es. kubotan, armi uso e maneggio, scorta VIP,...) solo e prettamente all'interno di costosissimi stage. Eppure la maggior parte delle federazioni, per motivi di lucro per lo più ma anche di impreparazione dei propri istruttori, preferisce traslare l'insegnamento di questi aspetti nell'ambito di una o più giornate full immersion.
E' noto il proliferare di volantini pubblicitari che vendono banali corsi di kubotan, baton steel e di military krav maga (chissà che vorrà dire!) a prezzi giornalieri medi di 80-100 euro, oppure corsi di uso e maneggio delle armi da 150 a 1200 euro o, infine, corsi istruttori di due giorni a partire da 1500 euro! Ed io mi domando che cosa si possa apprendere in poche ore di aspetti tanto complessi come quelli di una disciplina di combattimento. Dimostrato dalla scienza medica che i livelli di attenzione non possano superare qualche ora consecutiva, noto che non si possa imparare a combattere o a maneggiare uno strumento o un attrezzo, magari pericoloso, in poche ore, io credo che questi patetici tentativi di vendere un prodotto veloce e di bassa qualità rappresentino il valore vero di queste scuole di arti marziali.
Come si può veramente credere che un istruttore diventi bravo in pochi giorni di stage? Come si può pensare che memorizzi ogni dettaglio, che lo interiorizzi in poche ore apprezzandone tutte le sfumature e che sia poi in grado di trasmetterlo ai suoi allievi se egli stesso si è formato in uno stage? Ma voi vi fidereste di un autista che ha preso la patente in un giorno di corso? Affidereste la vostra vita o quella dei vostri cari ad un pilota di aereo che ha fatto un corso durato cinque giorni e magari senza nessuna ora di volo di esperienza? Ma se la regola aurea per imparare qualcosa nella vita è quella di praticarla costantemente e a lungo, allora perchè un corso di kubotan o di uso e maneggio del coltello o dell'arma corta non dovrebbe seguire questa filosofia? Perchè ridurre a poche ore tutte concentrate in uno o al massimo due eventi l'anno l'apprendimento dell'uso di strumenti tanto complessi come possono essere le armi? Come ci si può fidare di un militare o di un poliziotto che l'unica volta che ha imparato ad estrarre l'arma e a mettere il colpo in canna lo ha fatto in venti o trenta ripetizioni svolte in quattro ore in un unico stage una sola volta nella vita? Perchè non praticare costantemente durante tutto l'anno il vero krav maga, ovvero queste cose, costantemente, regolarmente, durante le lezioni?
Le ore spese ad apprendere si moltiplicherebbero a dismisura, la professionalità degli allievi anche, l'esperienza acquista in palestra da parte delle forze dell'ordine e dei soldati verrebbe a pesare positivamente sulla loro operatività. Eppure si evita, per ignoranza o per furbizia, di insegnare l'essenza del krav maga a lezione per trasferirla in inutili stage, sovente davvero onerosi. E' un po' come voler imparare a dare i pugni ma farlo in un corso di mezza giornata invece che tutte le sere in palestra. E' chiaro che il risultato finale è necessariamente diverso. La strada breve, quella veloce, dove non sudi ma ti basta pagare per ottenere un'illusione è la strada preferita dai falliti, dagli inconcludenti, dai chiacchieroni, dai rambo della domenica che per dare un po' di sale alla propria vita fatta di sogni immaginari cresciuti all'ombra di internet e della televisione, decidono di comprarli senza faticare e senza perdere tempo. Per loro è meglio allora sacrificare mezzo weekend e mille euro ma avere uno straccio di carta e il resto dell'anno libero da perdere in giro. E i venditori di balle di fumo sguazzano in questo loro letamaio, facendo soldi velocemente, sguinzagliando per le strade dei presuntuosi allievi, fragili nella mente come nella loro preparazione tecnica, che potenzialmente potrebbero terminare le loro fantasie su una fredda lama, vittime essi stessi dell'arroganza di questi istruttori dilettanti e dei loro metodi di insegnamento improvvisati. |